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Dissimmetria

Garches (Francia), Villa Stein, Le Corbusier, 1926.
Garches (Francia), Villa Stein, Le Corbusier, 1926.

Definizione

In generale sinonimo di asimmetria, come mancanza o difetto di simmetria, ha comunemente due possibili significati, legati per opposizione alla nozione di simmetria: il primo designa la mancanza di un rapporto dimensionale tra le diverse parti di un’insieme, essendo il termine simmetria, nel significato più antico e colto, l’equivalente di “ben proporzionato” e “ben equilibrato”; il secondo, corrente nell’uso attuale, intende il concetto in un’accezione sostanzialmente geometrica, riconducibile, peraltro, spesso a un suo caso specifico, quello dell’assenza di una simmetria per riflessione speculare.
Per Erone, matematico e ingegnere greco che considera “simmetriche” le quantità misurabili con una misura unica, asimmetriche sono quelle che non ammettono un prescelto modulo di misura. Per Vitruvio, che nel De architectura libri decem (33-14 a.C.) latinizza il termine greco, il concetto di simmetria acquista un valore semantico più ampio, designando il “conveniente accordo tra le varie parti e la loro corrispondenza proporzionale con la figura globale”: l’asimmetria comporterebbe, dunque, l’assenza di armonia e proporzione e quindi di bellezza.

Accezione moderna

Nella concezione moderna, il termine asimmetria o dissimmetria equivale principalmente alla mancanza di una “simmetria bilaterale”: riconducendo il termine simmetria al suo significato geometrico che con R. Caillois può riassumersi in tre tipi diversi di simmetria, “per ripetizione a intervalli regolari di uno stesso elemento”, per “rotazione” e, infine, “generata da un piano riflettente”. È quest’ultima ad assumere particolare rilievo nell’architettura, anche se a volte combinata con le altre due. “Condizione di equilibrio – prosegue Caillois – valida in egual misura per il pesce, l’uccello, il cavallo o l’uomo, come per le dimore abitate da quest’ultimo” la simmetria bilaterale appare rispondente alle stesse leggi della natura e del cosmo, apportatrice di ordine e regolarità: non a caso raggiunge il massimo della sua significatività in epoche antropocentriche come il Rinascimento, il cui emblema resta il disegno di Vitruvio – reso popolare da Leonardo – che raffigura il corpo umano con le gambe e le braccia divaricate dentro un cerchio e un quadrato, i cui centri coincidono con l’ombelico.
In questo senso, asimmetrica o dissimetrica è una distribuzione non ordinata delle parti di un corpo, di un oggetto, di una struttura, rispetto a un elemento geometrico – un punto, una linea, una superficie – talché a ogni punto dell’oggetto posto da una parte di esso non corrisponde, a uguale distanza, un punto dall’altra. Si contrappone – perciò – ai concetti di “simmetria centrale”, “simmetria assiale” e “simmetria speculare”, instaurando rispettivamente una deviazione dal centro, dall’asse o dal piano di simmetria, sia per circostanze indotte da specifiche situazioni (per es., i condizionamenti dovuti a terreni particolari o la necessità di includere parti preesistenti), sia per scelte teorico-ideologiche, come accade con l’Avanguardia del XX secolo che, rompendo le regole compositive classiche (basate innanzitutto sull’equilibrio delle forme e sulla gerarchia delle parti), nega la simmetria a favore della ricerca di nuovi e diversi tipi di ordine e/o disordine.

La dissimmetria in architettura

In linea con i progressi delle stesse scienze fisico-chimiche e biologiche che nei secoli XIX-XX hanno dimostrato come alle regole della simmetria si oppongano tensioni differenti che possono appartenere alla natura stessa di un corpo o di un organismo osservato oppure essere indotte da condizioni diverse, la simmetria appare anche all’architettura come un caso particolare in cui si costruisce la forma: la situazione temporaneamente stabilizzata di campi complessi di forze, lo stato inerziale che rallenta la produzione di nuovi fenomeni e frena lo sviluppo. Se perciò “ogni stato asimmetrico tende naturalmente a una stabilità che genera un equilibrio capace di introdurre una o più simmetrie effettive”, in ogni determinata simmetria, scrive ancora Caillois, “può verificarsi una rottura parziale e non accidentale che tende a complicare l’equilibrio raggiunto. Una tale rottura è propriamente una dissimmetria [che] ha per effetto di arricchire la struttura o l’organismo nel quale si verifica, cioè di dotarla di una nuova proprietà o di farla passare a un livello superiore di organizzazione”.
È questo principio di organizzazione crescente a essere sempre più richiamato nelle ricerche architettoniche del XX secolo che, nutrite anche di una feconda contaminazione culturale proveniente dall’Oriente e in particolare dal Giappone, acquista un’inedita visione dello spazio e della struttura compositiva su base prevalentemente asimmetrica, sino a cogliere in essa “una condizione del linguaggio architettonico moderno” (G. Michelucci) e con B. Zevi una delle sue “sette invarianti”.“La simmetria è un’invariante del classicismo. Dunque l’asimmetria lo è del linguaggio moderno. Estirpare il feticcio della simmetria significa – per lo storico-critico italiano – percorrere un lungo tratto di strada che conduce all’architettura contemporanea”. Simmetria equivale, infatti, per Zevi a “spreco economico + cinismo intellettuale”; equivale al “bisogno spasmodico di sicurezza, paura della flessibilità, dell’indeterminazione, della relatività, della crescita, insomma del tempo vissuto”. Sinonimo di “passività” e manifestazione di un “potere fittizio che vuol apparire incrollabile” – tutti gli “edifici retorici [sottolinea] sono simmetrici” – la simmetria, quale “sintomo particolare [della] geometria” ha dominato (salvo periodi particolari come il Medioevo) i prototipi del passato: parlare di asimmetria significa, dunque, per Zevi parlare di “antigeometria”, di “forma libera”, di “antiparallelismo”, come emancipazione delle dissonanze, dove queste sono “componenti logiche di un nuovo organismo che vive […] nelle sue frasi e nei suoi motivi”.
Queste dissonanze – sia come rottura della simmetria sia come antitesi – possono manifestarsi in modi e gradi diversi. Può trattarsi, come in molte opere del Movimento Moderno, della ricerca di una simmetria diversa da quella speculare, come la “simmetria ponderale” o di “compensazione dei contrari” dove il bilanciamento di elementi architettonici, in particolare nelle facciate di un edificio, fa riferimento a un asse centrale, assente ma partecipe del progetto (come nelle ville degli anni’20 Besnus a Vaucresson e Stein a Garches di Le Corbusier); oppure della sottile negazione di un asse di simmetria tramite il disassamento di alcuni elementi sia per rafforzarne che per contraddirne la logica (come nella casa Vanna Venturi, 1964, di R. Venturi, opera paradigmatica della sua ricerca postmoderna sulla Complessità e contraddizione nell’architettura). Può definirsi attraverso una “simmetria diversa” (G. Michelucci) o una “forma libera”, come nelle architetture di matrice organica e/o espressionista dove la ricerca di uno spazio vitale e funzionale all’uso si oppone a ogni regola formale precostituita, oppure assumere configurazioni volutamente instabili, come nelle opere della decostruzione in cui la sfida programmatica ai valori dell’armonia, dell’unità, della stabilità rende i “difetti […] intrinseci alla struttura stessa”.
In quest’ultimo caso il termine dissimmetria sembra meglio esprimere – rispetto ad asimmetria – la carica dissacrante di un pensiero che ha inteso “decostruire” dall’interno le “invarianti” tradizionali dell’architettura, dimostrando la costante eccedenza di qualsiasi configurazione formale, non più concepibile come un sistema armonico e unitario, dunque “simmetrico” nell’etimologia, non solo geometrica, del termine.

Bibliografia

AA.VV., Simmetria Asimmetria, in «Materia. Rivista d’architettura», n. 10, 1992, pp. 3-58; Caillois R., Fecondità della dissimmetria, in Agazzi E.(a cura), La simmetria, Bologna, 1973; Zevi B. , Il linguaggio moderno dell’architettura. Guida al codice anticlassico, Torino, 1973.

Filadelfia (USA), casa Vanna Venturi, R. Venturi, 1964.

Filadelfia (USA), casa Vanna Venturi, R. Venturi, 1964.

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