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Dromos

Il termine (dal gr. δρόμος) ha assunto nel tempo accezioni diverse.
Nella terminologia archeologica può identificare il corridoio di accesso a una tomba a camera. Il passaggio, scavato nel terreno, è ipetro e può essere piano, a rampa o articolato in gradini. Si tratta di un tratto caratteristico dell’architettura funeraria micenea, dove il corridoio, ricavato nella roccia e spesso rivestito di muri costruiti in tecnica isodomica, conduce alla tholos e, tramite un portale monumentale, dà accesso alla camera funeraria circolare, coperta a pseudovolta.
Il vocabolo greco assume anche il significato di “corsa” o di “pista, luogo deputato alla corsa”. Jean Delorme, nell’ambito delle sue ricerche sugli edifici per l’educazione in Grecia, evidenzia come il termine sia utilizzato sino all’età classica per indicare la pista di terra battuta presente nei ginnasi, destinata alle gare di corsa. Di questo genere è il dromos di Sparta, descritto da Pausania (III, 14, 6) come un ampio spazio libero, in prossimità di due ginnasi, o quello del Liceo di Atene.
Strabone, nel libro XVII della Geografia, usa invece il termine per indicare il viale delle sfingi che, nei santuari egizi, conduce ai templi. L’autore descrive questo dromos come un monumentale passaggio lastricato, lungo circa tre o quattro volte la sua larghezza, bordato ai fianchi da statue lapidee raffiguranti sfingi, che consente l’accesso, mediato da un numero variabile di propilei, al tempio della divinità.
Ad Atene, il Dromos era la via che collegava la porta del Dipylon con l’Accademia, sulla prosecuzione della Via Sacra.

Bibliografia

Delorme J., Gymnasion. Étude sur les monuments consacrés à l’éducation en Grèce, Paris, 1960, pp. 42-45, 73-74, 287; Hellmann M.-Ch., Recherches sur le vocabulaire de l’architecture grecque, d’après les inscriptions de Délos, Paris, 1992, pp. 115-116; Lippolis E., Livadiotti M., Rocco G., Architettura greca. Storia e monumenti del mondo della polis dalle origini al V secolo, Milano, 2007, pp. 19-20.

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