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Esedra

Figura 1909 | Esedra | Storia dell'urbanistica

Definizione – Etimologia

Dal greco ἐξ-έδρα, ovvero sedile esterno. Nella letteratura archeologica corrisponde a due impieghi differenti. Nella dimora patrizia greca e romana è riferita a sedute mobili inserite in un ambiente semicircolare o rettangolare, aperto su un lato e posto davanti o in prossimità dell’atrio, avente funzione di luogo di soggiorno, di riunione e conversazione. Nei monumenti sepolcrali (Tombe di Giganti, civiltà nuragica in Sardegna) le esedre sono panchine scoperte semicircolari munite talvolta di schienali per la sosta di viandanti (Tomba della sacerdotessa Mamia, Pompei).

Derivazione, processo formativo e filoni tipologici

Rispetto all’edilizia privata risulta maggiormente impiegata nell’architettura pubblica greca e romana come forma congeniale al ritrovo di gruppi di ascoltatori disposti a emiciclo su un sedile fisso in pietra o in marmo attorno ad un oratore; in caso di adunanze o declamazioni pubbliche prende il nome di schola. Con il tempo il termine viene applicato genericamente a una struttura architettonica concava con funzione puramente formale e ornamentale. Presso i santuari laziali d’età repubblicana (Tempio della Fortuna Primigenia a Palestrina) ha una collocazione aulica e predominante in rapporto scenografico col territorio.

Negli edifici pubblici d’età imperiale (fori, teatri, terme) diviene una costante architettonica, prestandosi a svariate applicazioni, come nei Mercati Traianei, dove il porticato e il loggiato superiore, aperti a emiciclo verso l’area del foro, rappresentano una delle prime sistemazioni a esedra su grande scala urbana.

Dai protagonisti del classicismo di scuola romana viene interpretata come segno qualificante l’architettura delle ville ma anche gli arredi fissi nelle composizioni a giardino. Per Raffaello (villa Madama), Bramante (progetto per il Belvedere in Vaticano, ninfeo di Genazzano) e Vignola (villa Giulia) è la forma prescelta per originali soluzioni di facciate con portici, ingressi monumentali, fondali concavi (Giulio Romano, palazzo Te a Mantova), ma anche ninfei, scalinate e fontane.

La composizione planimetrica a esedra, amplificata per definire grandi spazi urbani, è sviluppata in età barocca da Bernini nel colonnato di San Pietro in Vaticano, mentre nel Royal Crescent di Bath, in Inghilterra, si ricorrerà, nel Settecento, a un gigantesco emiciclo per proporre un modello di abitazione a schiera su tre livelli.

Il tema della piazza a esedra verrà riproposto con successo in Italia tra Sette e Ottocento attraverso soluzioni di grande impatto scenografico (piazza di Santa Maria Maggiore a Ispica; piazza dell’Esedra, ora della Repubblica, a Roma; piazza del Plebiscito a Napoli).

In epoca contemporanea la forma a esedra risulta nuovamente impiegata per complessi funerari, come il Monumento ai Caduti a Erba (Como, 1928-1932) di Giuseppe Terragni; per edifici monumentali, come la sede del parlamento di Toronto (1965); per abitazioni private a Cefalù, opera di Culotta e Leone Associati (1985); per luoghi di incontro e conferenze, come l’esedra di Marco Aurelio progettata da Carlo Aymonino all’interno dei Musei Capitolini a Roma.

Bibliografia

Settis S., ‘Esedra’ e ‘ninfeo’ nella terminologia architettonica del mondo romano. Dall’età repubblicana alla tarda antichità, in Aufstieg und Niedergang der römischen Welt, 1, 4, Berlin, New York 1973, pp. 662-745; Vannelli V., L’esedra di Termini, un progetto per la città , in «Quaderni dell’Istituto di Storia dell’Architettura», n.s., 21, 1993, pp. 63-74.

 

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