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Gradino

Figura 1 | Gradino | Progettazione architettonica

Elemento costruttivo architettonico avente funzione di collegamento o superamento verticale tra piani disposti a diversa altezza. Diminutiva di ‘grado’ dal latino gradus, “gradino”, “scalino” è composto da una superficie orizzontale detta pedata (P) sulla quale viene appoggiato il piede, e una superficie verticale detta alzata (a); il modulo ripetuto del gradino dà origine alla rampa di scale con rapporto di pendenza tg γ= a/P. 
Per il suo dimensionamento si utilizza generalmente la formula 2a + P = 63÷65 cm, conosciuta come regola di Blondel (Nicolas François Blondel, Cours de Architecture, 1675), calcolata su modelli antropometrici corrispondenti a un passo di un individuo adulto, dove il dispendio energetico per l’elevazione verticale del piede sia doppio di quello per la traslazione orizzontale sul piano. 
Il gradino, sotto l’aspetto strutturale, si distingue nel tipo a sbalzo, incastrato da un lato nella struttura portante della parete, staticamente autoportato (trave a mensola), reagente alle sollecitazioni dovute al peso proprio e al carico accidentale; nel tipo appoggiato, direttamente sostenuto da una soletta rampante collegata alle travi orizzontali dei due estremi. 
Nell’architettura classica il termine “crepidine” derivante dal latino crepido -dĭnis, indica l’elemento architettonico con significato di gradino, base, parapetto, integrato nel sistema costruttivo dell’edificio.

Bibliografia

Blanco G., Manuale di progettazione. Marmi e pietre, Roma, 2008.

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