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Greca, urbanistica

Megara Hyblaea, pianta del sito.
Megara Hyblaea, pianta del sito.

Definizione – Etimologia

Le lingue classiche non hanno prodotto una parola assimilabile ad “urbanistica” per indicare il complesso delle norme relative alla pianificazione di una città. Com’è noto, il termine “urbanizzazione” fu inventato nel XIX secolo da Ildefonso Cerdà, autore del piano regolatore di Barcellona. Dobbiamo, perciò, prestare attenzione nell’esaminare il fenomeno urbanistico antico, onde evitare il rischio di attribuire all’esperienza greca concetti che vengono da un’elaborazione moderna delle norme che regolano lo studio del fenomeno urbano. Se rivolgiamo l’attenzione agli antichi greci, notiamo che la forma prevalente dello stare insieme, di quello che Aristotele definisce “l’animale politico”, è il villaggio, la komē. Tucidide e Aristotele ribadiscono che “abitare per villaggi” corrisponde al modo di vivere secondo “l’antica maniera dell’Ellade”.

Prescindiamo qui dalla civiltà dei palazzi (minoica e micenea) che pure a buon diritto sono parte integrante della storia greca, per volgere la nostra attenzione al fenomeno della polis nel corso del suo svolgimento periodizzabile con la felice formula “da Omero ad Alessandro”, dalla nascita della città alle fondazioni del Macedone, specialmente Alessandria, archetipo della città ellenistica.

Le origini

Il problema della nascita della polis (espressione che in greco rimanda all’abitato nelle sue diverse forme e specialmente alla comunità dei cittadini) ha una valenza sociologica: poco la ricerca archeologica può dire sotto il profilo materiale. Osservatori privilegiati sono i santuari, espressione dell’organizzazione sociale di una comunità insediata in un dato territorio, le necropoli attraverso le quali si coglie la stratificazione sociale (con la nascita delle aristocrazie cui si deve il fenomeno urbano) e gli spazi collettivi, civici, come l’agora sede dell’assemblea (secondo il significato letterale della parola) degli Uguali che amministrano gli affari comuni, mettendoli “nel mezzo” secondo l’espressione erodotea.

Nella lunga fase che segna il passaggio dai regni micenei alla polis del secolo VIII a.C., l’archeologia ci permette di osservare l’emergenza, prima dell’affermarsi della collettività aristocratica, di singoli capi, tipo i basileis omerici, la cui residenza, osservata in vari luoghi, spesso diventerà il santuario poliadico della città successiva. Dal punto di vista spaziale è difficile fornire una tipologia delle forme di abitato in questo periodo: se prendiamo in esame grandi e celebri città greche come Atene, Sparta, Argo e Corinto, gran parte della conoscenza delle forme d’occupazione dello spazio è fornita dalla topografia delle necropoli. Ad Atene la lunga storia insediativa dell’Acropoli mostra come la rocca sia diventata santuario tra VIII e VII secolo a.C., mentre i grandi scavi americani dell’agora ci permettono di seguire soprattutto la nascita (ma dal VI secolo a.C. in poi) e lo sviluppo della grande piazza con la comparsa precoce di edifici destinati alle funzioni politiche. Per l’organizzazione domestica gli esempi migliori sono riscontrabili a Creta (abitato alto arcaico di Priniàs, la collina del Profeta Elia a Gortyna dove si scava un sito del sec. VIII a.C.), a Vroulià nell’isola di Rodi, a Zagorà nell’isola di Andros, a Xoburgo nell’isola di Tinos, ad Emporio nell’isola di Chio. L’aspetto è quello del villaggio con gruppi di case sparse o edificate in fila e separate da strade, come per esempio nella vecchia Smyrne, in Asia Minore.

Migrazioni e nuove fondazioni

Dall’VIII secolo a.C. comincia la grande migrazione greca in Occidente (Magna Grecia, Sicilia), nel Mezzogiorno della Francia, nella penisola iberica, sulle coste del Mar Nero che portò alla nascita di numerose città nuove, fornendoci un esempio di come i Greci concepissero la città, più avanzato di quello che abbiamo potuto conoscere finora nella madrepatria greca stessa, grazie alla situazione storica particolare che permetteva l’impianto di nuovi insediamenti, senza alcuna preesistenza.

L’esempio meglio conosciuto è Megara Hyblaea, in Sicilia, con le case-giardino (in origine un solo vano di 4×4 m) allineate secondo lotti separati da viottoli campestri destinati nel corso di un secolo a diventare isolati con case a più vani e strade urbane, e con l’esempio, tra i più antichi, di agora greca, spazio libero al centro dell’insediamento destinato a funzioni collettive. La generazione successiva perfezionò lo schema creando quell’impianto che si suole definire per strigas con due o tre strade larghe, in un senso, incrociate ortogonalmente da un certo numero di strade, nell’altro, che disegnano isolati stretti e allungati. Sin dal momento iniziale, aree risparmiate dalla pianificazione sono i santuari e l’agora. In questo modo furono creati, tra VII e VI secolo a.C., gli impianti di Selinunte, di Agrigento, di Metaponto di Poseidonia, fino a Neapolis in Campania e Naxos di Sicilia creazioni della prima metà V secolo a.C.

La città classica

Ad una vera e propria svolta si assiste nel V secolo a.C. quando verifichiamo la comparsa del tipo più perfezionato di città di tutta la storia greca. Non è lecito attribuire la novità integralmente al pensiero e all’esperienza pratica di Ippodamo di Mileto al quale viene frettolosamente attribuita l’invenzione di un nuovo tipo di città, sulla scorta dell’autorevole testimonianza di Aristotele. Senza dubbio Ippodamo è uno dei principali artefici del processo innovatore sperimentato al Pireo (al cui impianto è legata la sua fama) ma possiamo dire con certezza che con ippodameo si deve indicare la nuova maniera di impiantare città, essenzialmente perché il Milesio fu il primo che scrisse un trattato teorico (Sulla migliore forma di costituzione) nel quale erano affrontati problemi costituzionali, economici, sociali e igienici e finalmente anche quelli che chiamiamo genericamente urbanistici, che sono inscindibili dagli altri.

Oltre al Pireo che conosciamo appena (sull’antica insiste la città moderna) buoni esempi ci forniscono Priene in Asia Minore, Thuri in Magna Grecia (alla cui fondazione partecipò Ippodamo) e Mileto stessa, patria di Ippodamo e dunque laboratorio nel quale l’architetto avrebbe compiuto la sua formazione. La città, infatti, fu ricostruita a partire dal 470 a.C., dopo essere stata distrutta un quarto di secolo prima dai Persiani, con un piano urbanistico che riprendeva quello antico ma che in gran parte era nuovo. Uno dei primi segni innovatori è la comparsa di una pianta molto vicina alla scacchiera con grandi strade larghe (plateiai) nei due sensi e numerose strade strette (stenopoi) che disegnano isolati quadrati. Grande importanza è accordata ancora all’agora con una sempre più accentuata specializzazione funzionale degli spazi (piazza del mercato separata della piazza “politica”). Nello stesso tempo con maggiore accuratezza vengono realizzati gli impianti domestici, specialmente per quanto attiene l’igiene della città.

All’origine della città ellenistica

Con Alessandro Magno si chiude l’epoca delle poleis greche in quanto libere repubbliche e si apre un periodo durante il quale la cultura greca si esprime ancora ai suoi grandi livelli nello splendore della fase ellenistica. La fondazione di Alessandria d’Egitto voluta da Alessandro in persona (ne discusse la forma con l’architetto Dinocrate di Rodi) segna il passaggio all’epoca nuova. Centro del potere non è più l’agora o i santuari delle libere poleis del passato, ma il palazzo, sede del dinasta con il fasto della sua corte. Il principe diventa urbanista. Gli eredi di Alessandro imiteranno il loro eroe e ne perpetueranno le forme di vita urbana fino alla conquista romana.

Bibliografia

Greco E. (a cura), La città greca antica, Roma, 1999; Grimm G., Alexandria. Die erste Königsstadt der hellenistischen Welt, Mainz, 1998; Luce J. M. (a cura), Habitat et Urbanisme dans le monde grec de la fin des Palais Mycéniens à la prise de Milet (494 av.J.-C.), Toulouse, 2002.

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