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Hallenkirche

Soest (Germania), interno della Hallenkirche Sankt Maria zur Höhe, 1220.
Soest (Germania), interno della Hallenkirche Sankt Maria zur Höhe, 1220.

Definizione – Etimologia

Hallenkirche, deriva dai termini tedeschi Halle (sala), Kirche (chiesa), e indica un edificio religioso in cui le navate laterali hanno la stessa altezza di quella centrale, mentre l’assenza del cleristorio determina l’illuminazione interna dalle aperture poste lungo il perimetro. La suddivisione interna della chiesa a sala avviene tramite colonnati, così da eliminare quasi totalmente le pareti divisorie tra le navate.

Generalità

Le origini

Lo sviluppo di questo tipo di chiesa si registra principalmente nell’architettura gotica tedesca con presenze significative anche in altri ambiti culturali e geografici, come la Francia e l’Italia. La chiesa di S. Tommaso a Strasburgo (a partire dal 1196), è uno dei primi esempi di Hallenkirche in area tedesca con cinque navate della medesima altezza. Il modello si diffuse poi ampiamente in Westfalia e nelle zone limitrofe nella prima metà del XIII secolo: alcuni esempi sono S. Maria zur Höhe a Soest (1220) e S. Paolo a Münster (1225-1265), e la più importante delle cattedrali della Westfalia, riedificata dal 1225 al 1265.
Dalla metà del XIII fino alla metà del XIV secolo, le Hallenkirchen predominano sul territorio tedesco anche presso gli ordini mendicanti. I primi edifici dei frati predicatori in Germania sono noti solo dalle fonti documentarie, ma la storiografia li descrive con alzati a sala (Colonia, dal 1229, Worms, dal 1240, Francoforte sul Meno, dal 1245, Neuruppin, 1260-1290). I francescani costruirono le loro prime Hallenkirchen nel 1251 a Villach in Austria, e qualche decennio dopo a Granz, Oberwesel, Wetzlar e Wittenberg.
Il duomo di Verden an der Aller (Brema, dal 1274) presenta una soluzione innovativa essendo il primo caso di coro a navate con volte della stessa altezza (Hallenchor), ripreso nella chiesa cistercense di Heiligenkreuz (1288) in Austria. Una variante della Hallenkirche si diffonde in Germania verso la metà del XIV secolo, con la chiesa a sala a gradoni (Staffelkirche), dove la navata centrale risulta di poco più alta rispetto alle laterali. Questa soluzione sembra sia quella maggiormente utilizzata dai Mendicanti nel XIV secolo nelle chiese di S. Pietro e Paolo a Gottinga (ante 1331), S. Caterina (secondo terzo XIV secolo) e S. Andrea di Halberstadt (intorno al 1300).

L’evoluzione tipologica

Un grandissimo numero di Hallenkirchen si ritrovano tra la fine del XIV e il XV secolo nella Germania meridionale. Le testimonianze più rilevanti sono costituite dal coro di S. Sebaldo (1361-1379) e da quello di S. Lorenzo a Norimberga (1427-1445), dalla chiesa di S. Martino a Amberg (iniziata nel 1421), S. Martino a Landshut (1390), S. Giacomo a Straubing (dopo il 1400) e dalla Frauenkirche a Monaco (a partire dal 1468). Nel secolo XV le Hallenkirchen assumono tendenzialmente dimensioni più ariose, ad eccezione della Westfalia che mantiene le antiche proporzioni (duomo di Bratislavia 1402, duomo di Stendal dal 1424 e S. Giacomo 1400-1425).
In Francia un caso significativo di edifici a sala si conserva nel Poitou dove, intorno alla metà del XI secolo, un gruppo di chiese viene costruito con le navate della stessa altezza e l’assenza del cleristorio (S. Pierre de Chauvigny, abbazia di S. Savin, di Saint Jouin de Marnes, Notre Dame la Grande Poitiers, Saint Pierre d’Aulnay de Saintonge). L’architettura gotica tra XII e XIII secolo unisce, nella cattedrale di S. Pierre di Poitiers (verso il 1150), il concetto di chiesa a sala con quello di una nuova spazialità e tecnica costruttiva propria dell’architettura gotica.
In Italia, in modo particolare nella pianura padana, la comparsa della chiesa a sala è precoce; appare in Piemonte e in Lombardia nella seconda metà del XII secolo come prototipo di un modello architettonico che continuerà a essere utilizzato fino al Quattrocento. L’esempio più antico è costituito dalla chiesa di S. Bernardo a Vercelli (1164), che riveste carattere di novità per il suo elevato caratterizzato da un’identica altezza di imposta delle volte nelle tre navate. Altri esempi di chiese con alzato a sala della seconda metà del XII secolo in area lombarda sono S. Valeriano a Bobbio (1170-1200) e S. Simpliciano a Milano (intorno al 1170). Nella chiesa dei frati predicatori di S. Giovanni in Canale a Piacenza (post 1220), l’elevato a sala nella zona occidentale presentava un’unica copertura lignea a vista, retta da alte colonne in cotto, mentre nella zona centrale sono presenti volte a crociera costolonate di uguale altezza di imposta e di vertice. In Piemonte un esempio contemporaneo di chiesa a sala è S. Secondo di Asti, mentre di alcuni decenni successivi è S. Domenico di Alba (intorno al 1292).
L’alzato a sala, accostato al sistema di sostegni che alterna pilastri forti e deboli, è presente nelle chiese vercellesi di S. Paolo e di S. Marco (seconda metà del XIII secolo). A Piacenza all’inizio del XIV secolo si riscontrano due esempi tra i più riusciti edifici a sala del nord Italia: S. Anna e S. Lorenzo, entrambi costruiti intorno al 1330 dalle stesse maestranze. Di gusto schiettamente nordico sono le sale trecentesche dell’Alto Adige il cui prototipo può essere individuato nel duomo di Bolzano. Nel Piemonte del Trecento la soluzione a sala viene scelta per numerosi edifici, tra i quali il duomo di Asti (1375-80) e, nell’ambito della comunità dei Predicatori, la chiesa di S. Domenico a Chieri. In Umbria analogo impianto è riscontrabile nella chiesa francescana di S. Fortunato a Todi (a partire dal 1292)
Una diffusione maggiore ebbe nelle regioni lombarde dal XIII al XV secolo l’alzato “a gradinature”, una variante del modello a sala, che prevede un sistema che avvicina il livello delle volte della navata centrale a quelle laterali, riducendo l’altezza del cleristorio. L’impiego di questo metodo costruttivo si affina nel corso di tutto il XII secolo, con numerose varianti che dal primitivo carattere sperimentale, arrivano a proporre soluzioni pienamente compiute all’inizio del XIV secolo, come la chiesa di S. Maria del Carmine a Alessandria (1320 circa), S. Francesco a Vigevano (anteriore al 1375) e S. Lorenzo a Mortara (1360-80); quest’ultime due attribuite a medesime maestranze e progettisti (Bartolino da Novara).
Nel secolo seguente il sistema dell’alzato a gradinature acquisisce una maggiore compostezza ed eleganza formale; ne sono esempi la collegiata di Castiglione Olona (1421-1428) e numerosi edifici nella Lomellina e nel sud del Piemonte. La seconda metà del Quattrocento vede una continuità di utilizzo del modello nelle architettura realizzate da Guiniforte, Pietro e Antonio Solari, quali S. Maria delle Grazie (anni Settanta), S. Pietro in Gessate e S. Maria Incoronata (aula meridionale conclusa nel 1487) a Milano.

Bibliografia

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