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Illuminazione

Definizione

Con questo termine si intende l’insieme delle caratteristiche tipologiche, geometriche, fotometriche e cromatiche di un impianto. Le caratteristiche tipologiche sono alquanto varie, differenziandosi esse molto secondo i casi.

Generalità

In illuminotecnica si è usi suddividere gli ambiti in illuminazione di:

  • interni;
  • esterni;
  • musei-opere d’arte;
  • grandi aree (piazze, parcheggi ecc.);
  • strade.

All’interno di tali ambiti si parla poi di illuminazione funzionale e decorativa, con la prima intendendo quella utile alla visione e alla soddisfazione dei requisiti di norma, con la seconda quella d’accento, con effetto più o meno spettacolare. Quando entrambi questi tipi di illuminazione convivono, le loro relazioni devono essere trattate con estrema attenzione perché l’uno non disturbi, stravolga o renda inefficace l’altro.
Con tutti i limiti della schematizzazione, negli interni l’illuminazione può essere di tipo diretto, indiretto o misto. Nel diretto la maggior parte della luce giunge direttamente dalle lampade sul piano da illuminare (p.e. il piano di lavoro): in questo modo prevale il campo diretto sul diffuso. Controllando l’uniformità, che, se il progetto è grossolano, può essere critica, si ottiene un buon risparmio energetico; aumenta, invece, il pericolo di abbagliamento molesto e, poiché per un’illuminazione efficace non si possono allontanare troppo le lampade dal piano, se l’ambiente è molto alto può verificarsi l’effetto caverna con la parte alta del locale buia.
Nell’indiretto una superficie dell’involucro (in genere il soffitto) viene utilizzata come sorgente secondaria. Scelta e posizione delle lampade hanno come scopo quella di illuminare decisamente questa superficie, in modo che sia la luce da essa riflessa quella che illumina l’ambiente. In questo modo è presente solo il campo diffuso, si ottiene buona uniformità e non vi sono abbagliamenti molesti. Il costo energetico è però elevato, e lo è tanto più quanto la superficie usata come sorgente secondaria è di colore scuro.
L’illuminazione mista utilizza entrambi i tipi suddetti, tendendo più all’uno che all’altro secondo le necessità del luogo o di singole zone. Esempi di illuminazione mista si hanno nelle sale museali dove l’illuminazione funzionale della sala è in genere affidata a un’illuminazione indiretta (annullando così pericolose riflessioni su vetri e/o opere), mentre l’illuminazione di accento è di tipo diretto.
Le caratteristiche geometriche sono molto importanti, sia negli interni che negli esterni. Si parla di illuminazione:

  • radente quando le lampade sono molto prossime alle superfici da illuminare;
  • per proiezione quando le lampade sono lontane dalle superfici da illuminare;
  • per riflessione, quando le superfici da illuminare ricevono luce da altre superfici.

Esempio di illuminazione per riflessione si hanno in tutti i centri storici, dove le cortine di edifici lungo le strade vengono illuminate dalla sola illuminazione stradale.
Le caratteristiche fotometriche sono tutti quei parametri che definiscono l’impianto. Le normative europee, come le leggi nazionali e regionali che spesso le contrastano, pongono limiti severi all’uso indiscriminato di luce ed energia. I vincoli devono essere rispettati, il che vuol dire che qualsiasi progetto di illuminazione deve basarsi su idee responsabili e su precisi calcoli.
Le caratteristiche cromatiche implicano una scelta cosciente della temperatura di colore delle sorgenti. Luci bianche di colore diverso stridono tra loro, se non sono state pensate con accuratezza. Luci colorate possono devastare l’apparenza notturna di una città. L’uso del colore nell’illuminazione dei monumenti è pericoloso e, pertanto, sconsigliabile.

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