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Ionico, ordine

Didyma, tempio di Apollo, I metà VI sec. a.C.
Didyma, tempio di Apollo, I metà VI sec. a.C.

Definizione

Nelle diverse soluzioni formali finalizzate a conferire valenza estetica al sistema costruttivo trilitico, l’ordine ionico è quella evolutosi in Asia Minore e nelle Cicladi a partire dal VII sec. a.C. Il linguaggio ionico si sviluppa da influssi di origine orientale, in cui è possibile riscontrare quelli provenienti dall’architettura cipriota e siro-palestinese: si veda ad esempio l’adozione del capitello eolico, da alcuni interpretato come una sorta di proto-ionico.

Generalità

Come per l’ordine dorico, si riscontra in età arcaica l’esistenza di varianti locali, tra cui lo ionico microasiatico (Efeso, tempio di Artemide, 560 a.C.), improntato ad un maggiore decorativismo rispetto alle forme più sobrie dello ionico cicladico (Delos, oikos dei Nassi, 580-560 a.C.), che a sua volta influenzerà, specie per le proporzioni più equilibrate, lo ionico attico (Sounion, tempio di Athena, metà V sec. a.C.). L’elaborazione dell’ordine che si ha in età arcaica a Samo, in area microasiatica (es.: IV tempio di Hera, ultimo terzo del VI sec. a.C.), influenzerà a sua volta la produzione siceliota (Siracusa, tempio ionico, fine VI- inizi V sec. a.C.) e magnogreca (tempio di Locri, località Marasà, inizi V sec. a.C.).
Inizialmente le proporzioni generali dell’ordine sono molto snelle, con colonne che assumono un’altezza pari a 9-12 diametri di base e trabeazioni proporzionalmente sottili. Nel tempo, forse per influsso dell’ordine dorico, le proporzioni tendono a riequilibrarsi (Atene, tempio di Athena Nike, 427-424 a.C.).
La colonna ionica comprende una base, che può presentarsi in varie forme e un fusto scanalato e rastremato, che solo a partire dall’età tardoclassica presenta anche l’entasis.
Il fusto è a sua volta sormontato da un capitello che, specie in età arcaica, assume forme variabili (a volute, ad echino semplice, a toro); nel tempo prevarrà il capitello a volute il quale, a differenza del capitello dorico, presenta prospetti diversi sulle fronti e sui lati, generando un problema nel caso di angoli di portici disposti a squadra, come nei templi peripteri; le soluzioni adottate per ovviare all’inconveniente sono state il capitello angolare – elaborato in età arcaica in area microasiatica e cicladica (Didyma, tempio di Apollo, I metà VI sec. a.C.) e soluzione canonica per l’età classica – e il capitello a quattro facce, elaborato nel Peloponneso a partire dalla fine del V secolo a.C. (Bassai, tempio di Apollo Epikourios, ordine interno) e da lì diffuso in Macedonia e poi in Asia Minore (Xanthos, Monumento delle Nereidi, inizi IV sec. a.C.).
In età tardo ellenistica, per il tramite della Sicilia, quest’ultima soluzione si diffonde anche in Italia meridionale nella variante dello ionico italico (Praeneste, santuario della Fortuna Primigenia, ordine della Terrazza degli Emicicli). Il capitello a volute sarà impiegato in realizzazioni di età imperiale (Leptis Magna, tempio di Roma e Augusto, età tiberiana), mentre, in età paleocristiana e bizantina, l’ordine ionico sarà spesso in associazione al capitello ionico a imposta, sormontato da una sorta di pulvino troncopiramidale (Efeso, basilica di S. Giovanni, VI sec. d.C.).
L’anta ionica è caratterizzata dalla simmetria dei risvolti dovuta ai caratteri planimetrici del tempio periptero ionico, in cui l’edificio della cella è strutturalmente legato alla peristasi, con cui è allineato; dotata di base, l’anta è sormontata da un capitello che può presentarsi in diverse forme, relative all’area di provenienza, microasiatica, con prospetti differenziati sulla fronte e sui lati, o cicladica, con uguale articolazione dei prospetti della fronte e dei lati.
Ante e colonne sorreggono una trabeazione a sua volta composta da architrave, fregio e cornice, anche se, almeno fino all’eta ellenistica, la trabeazione può talvolta comprendere solo architrave e cornice a dentelli (Priene, tempio di Athena Polias, 350-330 a.C.). L’architrave può essere liscio, come nell’ordine cicladico, o può presentare sulla fronte due o tre fasce progressivamente aggettanti, come nello ionico microasiatico. Al di sopra dell’architrave è il fregio, una superficie continua che può recare una decorazione dipinta o scolpita; il profilo è generalmente rettilineo, ma, a partire dal IV sec. a.C., il fregio ionico può presentare un profilo a gola dritta (Epidauro, Propilei dell’Asklepieion), mentre in età imperiale è spesso una superficie convessa che reca una decorazione con motivi vegetali (Gortina di Creta, tempio degli Dei Augusti, metà II sec. d.C.). Sul fregio, un elemento rappresentato da una sequenza di parallelepipedi sporgenti, i dentelli, introduce la cornice con il suo gocciolatoio e contribuisce ad incrementare l’aggetto della stessa cornice. Analoga funzione assumeranno, a partire dalla età ellenistica, i modiglioni, molto rappresentati nelle cornici ioniche e corinzie in età imperiale. Le parti strutturali e funzionali dell’ordine ionico non sono mai a contatto diretto tra loro, ma sono sempre raccordate da profili: tra questi, la modanatura ionica per eccellenza è il kyma ionico, spesso in combinazione con un astragalo (v.) a coronamento di architrave o fregio o come componente, insieme al kyma lesbio del capitello d’anta.
Come per l’ordine dorico, anche per lo ionico è stata ipotizzata una derivazione da una primitiva carpenteria lignea (Vitruvio, IV, 2, 5). I dentelli, ad esempio, rimandano ai travicelli di un solaio orizzontale e sono presenti in architetture anelleniche di ambito anatolico, pure derivate da prototipi in legno, come i monumenti funerari della Lycia.
Attraverso il periodo paleocristiano (Roma, S. Maria Maggiore, V sec., colonne delle navate interne) e bizantino, l’ordine ionico continuerà a essere impiegato anche nel Medioevo (Roma, S. Lorenzo in Lucina, loggiato di ingresso, X sec.), pure per il frequente ricorso ad elementi architettonici di reimpiego (Roma, S. Giorgio in Velabro, colonne ioniche delle navate interne).
Nella ripresa degli studi vitruviani nel corso del Rinascimento, con la riscoperta del linguaggio degli ordini, anche l’ordine ionico viene riesaminato, in particolare per quanto riguarda le proporzioni generali e il tracciamento grafico della voluta del capitello (Serlio, Vignola). Gli architetti rinascimentali concepiranno un ordine ionico con la trabeazione sempre tripartita; il fregio è generalmente liscio, ma sarà anche adottato il fregio a profilo convesso (A. Palladio, villa Almerigo-Capra, Vicenza 1566, facciata), nonché la cornice modiglionata.
Nel periodo Neoclassico si segnalano alcune riprese filologiche dell’ordine ionico, come il tempietto circolare progettato da W. Kent nel 1734 per la residenza di Stowe, nel Buckinghamshire, o il portico inferiore della facciata della chiesa di San Vincenzo de’ Paoli, a Parigi, del 1830, opera di J.I. Hittorff.

Bibliografia

Payne A.A., The Architectural Treatise in the Italian Renaissance. Architectural Invention,Ornament and Literary Culture, Cambridge 1999; Pensabene P., Il reimpiego nelle chiese di Roma (IV-XII secolo), Roma 2008; Rocco G., Guida alla lettura degli ordini architettonici antichi. II. Lo ionico, Napoli 2003; Summerson J., Architettura del Settecento, Milano 1990.

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