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Isolato

Definizione – Etimologia

Organizzazione spaziale caratteristica dell’insediamento urbano – di cui costituisce l’unità elementare fabbricata e/o fabbricabile – la cui dimensione e forma sono determinate, in negativo, dalla struttura della rete stradale.
Dal latino insula (isola), per similitudine formale.

Generalità

Dal punto di vista formale, la struttura dell’isolato è condizionata dal tessuto urbano di cui essa fa parte, potendo assumere configurazioni assai differenti tra loro a seconda della viabilità pubblica presente: la forma più diffusa è quella quadrangolare regolare o irregolare, con lati rettilinei o curvilinei, anche se non sono rari i casi di isolati triangolari o a settore circolare.
Per quanto riguarda l’estensione e l’organizzazione spaziale interna all’isolato, si può notare come – in generale – le dimensioni di quest’ultimo e la sua complessità tipologica aumentino man mano che ci si allontana dal centro della città, dove il rilevante costo dei terreni impone uno sfruttamento intensivo del suolo, mentre l’elevata concentrazione di attività richiede un numero maggiore di facciate.
Sono denominati isolati impropri o a close i settori urbani omogenei destinati a funzioni stanziali, delimitati da percorrenze a fondo cieco. In questo caso, gli spazi non risultano completamente circondati da strade pubbliche, ma in parte confinano con altre aree edificate (servite da diversa viabilità), o anche con terreni agricoli. Tale configurazione è particolarmente diffusa nella città antica di matrice islamica, all’interno della quale strada e isolato tendono a fondersi e a confondersi l’una nell’altro, e la strada – mano a mano che si ramifica – perde la sua funzione di elemento di comunicazione, per assumere quasi esclusivamente quella di distribuzione. Esempi di isolati impropri si ritrovano anche nell’urbanistica moderna – e segnatamente nelle aree di confine degli impianti a scacchiera tra la zona edificata e la campagna – e anche in talune lottizzazioni contemporanee, basate su schemi con distribuzione a fondo cieco. È questo il caso di alcune soluzioni sistematicamente adottate nelle città giardino inglesi, dalle quali appunto l’isolato a close trae la sua denominazione.

Derivazione – Processo formativo

La tematica dell’isolato comincia a porsi con chiarezza nel XII secolo, soprattutto nei centri di nuova fondazione, come conseguenza della razionalizzazione del sistema viario. Nella maggior parte dei casi si giunge alla formazione di una griglia costituita da strade pressoché parallele e maglie rettangolari strette e allungate, derivanti dall’accostamento di due file di case a schiera. Solo tra XIII e XIV secolo, la progettazione urbanistica comincia a focalizzarsi in via prioritaria sulle aree fabbricabili piuttosto che sul sistema viario, portando alla realizzazione di isolati quadrangolari, maggiormente idonei alla lottizzazione. Nel corso del Quattrocento la progettazione “per isolati” continua a consolidarsi con la formazione di isolati per la maggior parte quadrati, che implicano la sostanziale equivalenza delle strade tra loro ortogonali che compongono il tessuto urbano. Gli isolati cominciano a ingrandirsi, grazie anche all’accorpamento di più proprietà adiacenti, per la realizzazione di grandi palazzi nobiliari, edifici militari e strutture conventuali. In quest’ottica si inserisce la tendenza – particolarmente evidente nelle città meridionali del Cinquecento e Seicento – degli ordini religiosi a fare insula, ad acquistare cioè – grazie agli sgravi fiscali riservati al clero – tutti gli edifici limitrofi alla propria chiesa e convento, allo scopo di occupare l’intero isolato, fino alle strade perimetrali.
Nelle città coloniali, l’isolato rappresenta la cellula base dell’intero tessuto urbano, ripetibile – in via teorica – all’infinito, con forma e dimensioni sempre uguali, tanto al centro dell’insediamento che ai suoi margini. Esso ospita sia funzioni pubbliche sia l’edilizia residenziale, mentre il disegno delle piazze deriva dalla semplice eliminazione di uno o più isolati.
Nelle grandi capitali europee del XIX secolo, l’isolato è un elemento ormai consolidato, ereditato dalla città tradizionale e, come tale, viene reinterpretato e ridisegnato alla luce delle nuove tendenze formali e funzionali dell’urbanistica moderna.
A Parigi, le nuove strade aperte da Haussmann per collegare i poli monumentali e per favorire i collegamenti tra i vari quartieri della città danno luogo al taglio di un gran numero di isolati che, per la maggior parte, nella nuova struttura urbana, vengono ad assumere la forma triangolare. Al proprio interno, essi vengono suddivisi in lotti, definiti generalmente dalla bisettrice dell’angolo formato dalle strade perimetrali, risultando quindi profondamente diversi gli uni dagli altri tanto per forma che per dimensione. Risulta evidente quindi, che non si ricerca nessuna uniformità dell’edificato, contrariamente a quanto avviene invece in Inghilterra, soprattutto nelle città-giardino sorte alla periferia di Londra all’inizio del Novecento. Qui, la sistematica sperimentazione dell’isolato a close ha fornito un vasto campionario di soluzioni: da quello molto chiuso e unitario, a quello più frammentario e aperto verso la strada. Si viene così a creare per la prima volta uno spazio che può essere definito “semi pubblico”, generatore al suo interno di funzioni e di relazioni non usuali.
Ad Amsterdam, la struttura dell’isolato viene frammentata, almeno dal punto di vista della progettazione architettonica: nel piano di Berlage infatti si tendono ad affidare a un medesimo architetto interventi che riguardano i due lati della strada, piuttosto che un intero isolato. L’uniformità delle soluzioni è comunque garantita dalle “raccomandazioni” fornite agli architetti e alle società edificatrici dalla Legge del 1901 e successivamente applicate grazie a una serie di ordinanze municipali. In queste ultime sono definiti dei veri e propri modelli di aggregazione delle unità abitative, con la specificazione del numero di piani degli edifici, la posizione delle scale, e talvolta anche un progetto di massima degli alloggi. Si perviene in tal modo alla definizione di un “tipo” particolare di isolato: esso è costituito da un perimetro continuo di edifici in mattoni di 3 o 4 piani, che circondano uno spazio interno molto ampio (fino a 60 m di lato) generalmente rettangolare, lasciato inedificato.
Alla metà del Novecento, con i numerosi progetti di Le Corbusier di Cité Radieuse, privi di qualunque localizzazione precisa, si arriva a una condizione di controllo totale dell’architetto sull’urbanistica, attraverso un tipo di progettazione standard di città. La negazione dei vincoli imposti dalla città storica – ridotta il più delle volte ai soli suoi monumenti – comporta la totale revisione degli elementi caratteristici dell’ambiente urbano e delle relazioni che essi generavano al proprio interno: strada e isolato vengono riorganizzati in una maniera del tutto inedita all’interno di una nuova “unità”, che è stata definita isolato verticale.

Bibliografia

Finotto F., La città aperta. Storia delle teorie urbanistiche moderne, Venezia, 2001; L’isolato urbano / The urban block, numero monografico di «Lotus international», 19, 1978; Panerai P., Castex J., Depaule J. C., Isolato urbano e città contemporanea, Milano; 1981; Reale L. (a cura), La città compatta. Sperimentazioni contemporanee sull’isolato urbano europeo, Roma, 2012.

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