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Lombarda, architettura

Con il termine s’intende l’architettura diffusa in Italia settentrionale nell’età romanica e gotica, dal X al XV sec. Si parla così abitualmente di “romanico lombardo” e di “gotico lombardo”, sebbene non tutti gli studiosi siano univoci nell’impiego di questa terminologia. Di fatto è possibile riconoscere a partire dal tardo X sec. una notevole unità stilistica, tecnologica e strutturale negli edifici realizzati nell’area, nonostante lo sviluppo di particolarità locali, legate soprattutto all’orientamento degli ordini religiosi committenti. Nel medioevo si considerava come “Lombardia” un ambito territoriale ben maggiore rispetto alla regione odierna, corrispondente all’Italia settentrionale a nord degli Appennini, equivalente al dominio della Longobardia maior, la porzione più importante del regno longobardo. Il termine a. l. venne utilizzato a partire dal XIX sec. dai primi studiosi di architettura medievale, e fa parte tuttora delle normali suddivisioni stilistiche regionali su cui si articolano le ricerche sul romanico europeo.
Alla comparsa del romanico, nella seconda metà del X sec., si riconoscono le prime manifestazioni dell’a. l. con lo sviluppo delle tecniche costruttive, la moltiplicazione di edifici in muratura, l’affermazione di committenti laici ed ecclesiastici. A questa prima fase corrispondono strutture di piccole dimensioni, in genere cappelle monoabsidate a navata unica, dotate però di una caratteristica decorazione ad archetti pensili, che venne considerata un segno distintivo di questo stile già dalla critica ottocentesca (in Francia è ancora utilizzato il termine di “bandes lombardes”). Nel corso dell’XI sec. si assiste ad una progressiva sperimentazione nei sistemi di copertura voltati. Limitate inizialmente alle cripte (S. Vincenzo di Galliano, 1007), le volte vengono applicate alle chiese superori, dapprima soltanto sulle navatelle (S. Maria Maggiore di Lomello, 1030 circa), in seguito anche sulla navata maggiore. All’inizio del XII sec. la basilica di Sant’Ambrogio a Milano già presenta un compiuto sistema di volte, esteso in tutte le parti dell’edificio. Nel XII sec. proseguono le sperimentazioni con la ricostruzione delle grandi cattedrali padane (Modena, Parma, Piacenza, Brescia, Bergamo, Novara) e con il rinnovamento dei monasteri benedettini (S. Zeno di Verona, S. Savino di Piacenza, Sacra di San Michele in Valle di Susa). Con l’avvento dei Cistercensi l’a. l. assume elementi derivati dal gotico d’Oltralpe (costoloni a sezione torica, archi acuti), ma mantenendo una forte identità costruttiva, basata sulla fedeltà ai modelli romanici, sul rispetto della parete piena e sull’uso del mattone sagomato. Tale identità permane nei secoli XIII-XV, tanto da delineare i caratteri di un “gotico lombardo”.

BIBLIOGRAFIA
PORTER A.K., Lombard Architecture, New Haven, 1916-1917, 4 voll.;
ARSLAN E., L’architettura romanica milanese in Storia di Milano, vol.III, Milano 1954, pp.395-521
ROMANINI A.M., L’architettura gotica in Lombardia, Milano, 1964, 2 voll.;
TOSCO C., Architetti e committenti nel romanico lombardo, Roma, 1997.
(C.T.)

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