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Manuelina, architettura

Definizione

Corrente del tardogotico portoghese, parallela all’architettura isabellina, riferita al regno di Manuel il Fortunato (1495-1521). Ne esprime i successi dei navigatori portoghesi e l’indotta fase di splendore economico ed edilizio. La definizione “architettura manuelina” introdotta nel 1842, denota la transizione portoghese dall’ultimo tardogotico al rinascimentalismo. In quanto presente anche nelle colonie portoghesi, viene anche definita “gotico oceanico” (Lozoya). Per altri (Enlart, Bertaux, d’Ors) anticipa gli sviluppi barocchi.

Generalità

Caratteri peculiari: sontuosità e ridondanza decorativa (assonanze con il plateresco) con figurazioni (cordami e nodi marini, sfere armillari, conchiglie, alghe, perle, elementi vegetali, forme di croce templari e altro) allusive all’attività marinara e religiosa promossa dal sovrano.
Inoltre cornici e archivolti di forma particolare, uso della doppia finestra, insolite forme delle colonnine degli archi, nicchie e altro. Frequente anche l’impiego di archi ribassati o policentrici con riscontri nel curvilinear inglese e nel tardogotico-aragonese.

Esempi: a Lisbona (sobborgo di Belem) il monastero dei Jerònimos (commissionato nel 1502 a Diego di Boytac ma poi completato da João de Castilho e Diego de Torralba nel 1572) e la torre portuale: un abbinamento tra la torre e un corpo basso terrazzato (Francisco de Arruba: 1510-1520); a Tomar il convento per l’Ordem do Cristo di cui è elemento essenziale la rielaborata cappella centrale a sedici lati: un richiamo alla Cappella Palatina di Aquisgrana; il Palazzo reale di Sintra, i monasteri di Setúbal e di Coimbra, edifici civili in più città anche coloniali. Malgrado la data precoce (primi decenni del secolo XV) anche le “Capelas imperfeitas” del monastero di Batalha (tardo secolo XIV) sono considerate un esempio precursore dell’architettura manuelina.

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