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Mesopotamica, architettura

Introduzione – Etimologia

La Mesopotamia (dal Greco μέσος ποταμός, terra «tra due fiumi»), regione dell’Asia occidentale attraversata dai fiumi Tigri ed Eufrate e corrispondente all’attuale Iraq, ma con lembi in Iran, Siria e Turchia, fu culla di alcune tra le più antiche civiltà urbanizzate, come quella sumerica, quella accadica, l’assira e la babilonese.

La vastità dell’area e dell’arco temporale di riferimento, dal IV (o dal VII, se si considerano il Neolitico Pre-Ceramico) al I millennio a.C., e la disomogeneità dei reperti archeologici restituiscono un quadro assai vario, nel quale è peraltro possibile individuare fattori comuni e mutui influssi.

Materiali e tecniche

Principale materiale da costruzione era la terra, impiegata per la produzione di mattoni crudi, messi in opera con malta terrosa e coperti di intonaco dello stesso materiale. Il gesso, più spesso della calce, era talvolta usato in malte di rivestimento dei pavimenti o come strato esterno dell’intonaco. I mattoni cotti venivano impiegati, spesso con malta bituminosa, solo nelle fondazioni o nel rivestimento di pavimenti esterni o di muri in mattoni crudi. Ai formati standard, parallelepipedi apparecchiati con accurato sfalsamento dei giunti, si affiancano, solo nel periodo Protodinastico I-III a Kish e Eridu, mattoni planoconvessi, messi in opera con varie disposizioni anche inclinate.

Il calcare è usato limitatamente nelle architetture assire (fondazioni, lastre di rivestimento), e pressoché assente in quelle sumeriche e babilonesi. I soffitti sono generalmente piani, sostenuti da travi lignee, o voltati, con conci a mensola o radiali. Il legno – pioppo, quercia, pino o cedro del Libano veniva usato anche per architravi e armature nei muri in mattoni crudi, e diffuso era anche l’utilizzo delle canne.

La decorazione è caratterizzata da un gusto per i rivestimenti policromi e polimaterici, come coni di pietre diverse o di argilla, pittura e metalli pregiati.

Architettura religiosa

I ritrovamenti archeologici attestano la presenza di templi fin dal periodo Ubaid (VI-V mill. a.C.). In Bassa Mesopotamia si afferma una pianta tipica con cella rettangolare ed ambienti minori sui lati lunghi, con ingresso attraverso un percorso a gomito; le facciate sono generalmente caratterizzate da nicchie e lesene. Ve ne sono esempi a Eridu e ad Uruk, con riscontri anche in Mesopotamia settentrionale (Tepe Gawra). Esempi più tardi sono il Tempio Bianco ad Uruk e quello di Sin a Khafagia; sempre a Khafagia, dell’inizio del protodinastico (2900-2350 a.C.) è il noto tempio a recinto ovale. Nel periodo neosumerico sorgono le prime ziqqurat, a terrazze sovrapposte con tempio in sommità, quali quella rettangolare di Ur. I templi abbandonano l’impianto precedente e adottano uno schema a cella larga con ingresso assiale (tempio di Enki a Ur e di Ur-Nammu e Shulgi a Eshnunna), che sarà costante a Babilonia.

Il principale sito medioassiro, Nuzi, mostra un doppio tempio (XV sec. a.C.) che ripresenta ingresso a gomito, mentre al Sud i Cassiti erigono, a Dur-Kurigalzu, un complesso sacro con ziqqurat e vari cortili.

In Assiria il sovrano più attivo nell’edificazione di templi è Tukulti-Ninurta (1243-1207 a.C.), che raddoppia il tempio di Ishtar ad Assur ed erige nella nuova capitale kar-Tukulti-Ninurta un complesso con tempio alto e tempio basso, con cella addossata ad una ziqqurat. Dei successori di Tukulti-Ninurta è il tempio doppio di Anu e Adad, con due ziqqurat, mentre nel periodo neoassiro si distingue il santuario di Nimrud.

Col tramonto della potenza assira, alla fine del VII sec. a.C., rifiorisce la tradizione babilonese, e vengono eretti a Babilonia i templi di Ishtar, Ninurta, Gula e Ninma, e soprattutto quello di Marduk, o Esagila, nella cui corte un avancorpo segnalava la presenza di una larga cella con antecella.

Architettura funeraria

Mentre la gente comune veniva in genere sepolta al di sotto del pavimento di casa, alle classi dominanti erano destinate ampie necropoli, spesso site presso gli edifici sacri. Il cimitero reale di Ur (Protodinastico I – età neosumerica) mostra prevalentemente piccole camere ipogee rivestite di legno e pietra, accessibili da un dromos; nel Nord, si ricorda la necropoli di Tepe Gawra.

Alla fine del III millennio sorgono a Ur i mausolei della III Dinastia (2112-2004 a.C.), il maggiore dei quali, quello di Shulgi, è un grande edificio con due camere ipogee a falsa volta.

Nel II millennio continua a prevalere la sepoltura a camera ipogea voltata con dromos: se ne trovano in Assiria, a Nuzi e nelle città del Sud (Ur, Nippur, Borsippa, Isin, Larsa).

Nelle necropoli del Sud del I millennio la maggioranza delle sepolture è a fossa, mentre quelle dei sovrani si situano spesso sotto i settori residenziali dei palazzi.

Architettura pubblica e palaziale

Grandi edifici per lo stoccaggio e la difesa compaiono già nel V millennio, e dal IV troviamo ad Uruk edifici destinati a funzioni pubbliche. È a partire dal III millennio che sorgono grandi palazzi che coniugano la funzione amministrativa alla residenza dei sovrani, in genere articolati attorno ad uno o più cortili e spesso provvisti di ingresso monumentale contraffortato. Al primo, quello di Kish, ne seguono numerosi a partire dalla metà del millennio, tra cui quelli di Nagar, Mari, Ebla, Eshnunna.

Del II millennio è il grandioso palazzo di Zimri-Lim a Mari, cui seguono quelli di Larsa e Uruk, mentre nel Nord va ricordato quello di Assur, iniziato nel XIX sec. a.C. Nella seconda metà del II millennio i sovrani assiri realizzarono imponenti palazzi, quali il Palazzo Nuovo di Assur-Uballit ad Assur e quello di Tukulti-Ninurta nella nuova capitale da lui fondata; nello stesso periodo, i re cassiti erigevano un complesso palaziale a Dur-Kurigalzu, nuova capitale babilonese.

All’inizio del I millennio, Assurnasirpal II inaugura un’intensa stagione di edilizia pubblica con la costruzione del Palazzo di Nimrud, nuova capitale dell’Assiria. L’articolazione in due corti con relativi quartieri (babānu, area ufficiale, e bitānu, area destinata agli alloggi del sovrano), con la sala del trono allungata ed interposta, resterà canonica dell’architettura palaziale neoassira. Dei successivi sovrani si ricordano il Forte di Salmanassar III e quello di Sargon II, costruito su un’imponente terrazza sul perimetro della nuova cittadella Dur-Sharrukin, cui seguono quello di Sennacherib a Ninive e quello di Esarhaddon a Nimrud. L’ultimo esempio di architettura palaziale assira fu il Palazzo Nord, di nuovo a Ninive, di Assurbanipal, mentre a Babilonia Nabopolassar (VII sec. a.C.) iniziava la costruzione del nuovo palazzo, poi ultimato da Nabucodonosor II.

Architettura domestica

Le prime abitazioni, risalenti al Neolitico, erano monocellulari e di forma circolare, come attestano i ritrovamenti di Hassuna e le tholoi di Arpachiya; la pianta rettangolare prende successivamente il sopravvento. Per quanto riguarda l’edilizia urbana, ad eccezione delle città di fondazione, come Dur-Sharrukin (VIII sec. a.C.), che mostrano impianti regolari pianificati, il tessuto urbano è spontaneo e irregolare, con cortili comuni. In generale, il diversificarsi delle attività porta alla formazione di case urbane i cui vani si sviluppano intorno ad una corte, in modo più o meno regolare, talvolta con un secondo piano. Il tipo è attestato già dal periodo Ubaid finale, presso Uruk, e presenta caratteri canonici maturi in età paleobabilonese.

Bibliografia

Aurenche O., À l’origine du temple et du palais dans les civilisations de la Mésopotamie ancienne, in «Ktema» 7, 1982; Aurenche O., La maison orientale: l’architecture du Proche Oriente dés origines au milieu du quatriéme millènaire, Paris, 1981; Margueron J. -CL., La mesopotamia, Bari 1993.

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