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Naos

Roma, Foro Boario, tempio di Portuno, planimetria (da Rocco, 2003, p. 188).
Roma, Foro Boario, tempio di Portuno, planimetria (da Rocco, 2003, p. 188).

Definizione – Etimologia

Dal gr. ναός, der. di ναίω «abitare», il termine, che denota letteralmente la casa del dio, può essere associato alla struttura essenziale dell’edificio di culto, composto da cella e vestibolo, o all’ambiente principale del corpo centrale del tempio greco.

Generalità

La forma più antica dell’edificio di culto greco è il tempio a oikos, in cui è ancora più evidente la derivazione dalla tipologia abitativa. Esso è generalmente formato da un vano rettangolare, di proporzioni allungate, anche con terminazione absidata, preceduto o meno da un vestibolo chiuso. Lungo le pareti interne spesso vi erano banchine per la comunità dei fedeli che partecipava al sacrificio e al pasto comune attorno al focolare sacro (eschara), definendo così la tipologia del tempio a megaron.
L’asse longitudinale del naos è solitamente disposto in senso longitudinale rispetto all’ingresso al vano, anche se vi sono casi in cui è disposto con l’asse maggiore in senso trasversale (tempio di Demetra ad Yria, Naxos). Vi sono, inoltre, edifici di culto a pianta circolare (tholos), spesso associati a culti eroici e dinastici, che anch’essi possono essere circondati esternamente da colonne.
Il naos, inteso come l’ambiente principale del corpo centrale del tempio greco, è il vano dove si custodisce la statua di culto (agalma), solitamente posta sul fondo, in posizione centrale. Nel caso della compresenza di due culti, il naos può ospitare due statue, ma vi sono anche casi di templi aventi due distinti ambienti affiancati, accomunati da un unico vestibolo.
L’ingresso al naos del tempio greco è di solito rivolto a oriente, ma alcuni casi particolari richiedono orientamenti diversi.
Il tipo e l’articolazione interna del tempio dipendono strettamente dalle esigenze di culto, che richiedono oltre ad arredi specifici anche una particolare articolazione degli ambienti. Nelle diverse e articolate tipologie del tempio greco, il naos può essere preceduto da un vestibolo chiuso e accessibile tramite una porta, o porticato (pronao). Sul retro può esservi un vano accessibile dall’interno e chiuso all’esterno, l’adyton, oppure un ambiente simmetrico al pronao, l’opistodomo; entrambi questi spazi potevano custodire oggetti sacri e preziosi o reliquie, divenendo così thesauroi.
Spesso lo spazio interno del naos è diviso in più navate da una o più file di sostegni interni, di solito in due ordini sovrapposti (Egina, tempio di Aphaia II), che collaborano con i muri perimetrali a sorreggere la copertura (tempio di Apollo a Karthaia, tempio di Artemide a Kerkyra), anche disposti su tre lati, inquadrando la statua di culto (Atene, Partenone). Il colonnato interno a partire dall’età tardoclassica può essere sostituito da semicolonne addossate direttamente alle pareti interne o da brevi contrafforti (Tegea, tempio di Athena Alea; Bassai, tempio di Apollo Epikourios). Per esigenze del culto, il naos può anche ospitare scale che consentono di raggiungere il livello del tetto, spesso simmetriche e adiacenti alla porta di ingresso alla cella; la disposizione è molto comune in ambito magnogreco e siceliota (tempio di Athena a Poseidonia; tempio “della Vittoria” a Himera).
I muri longitudinali del naos possono essere prolungati esternamente a costituire le ante. Si distingue così la tipologia dei templi in antis nel caso in cui tra le ante vi sia un diaframma di colonne, o quella dei templi prostili, quando le colonne sono disposte dinanzi alle ante.
Il naos può essere anche circondato da un giro di colonne, la peristasi, lungo tutti i suoi lati; lo spazio porticato che si viene così a costituire è definito pteron e il tempio si definisce periptero. Nel caso del tempio etrusco-italico, la peristasi può essere solo su tre lati, dando vita al tipo del tempio sine postico.
Nei templi peripteri dorici, il risvolto dell’anta sul lato interno del muro del naos è determinato dall’allineamento con le colonne presenti tra le ante, mentre il risvolto sul lato esterno è libero da corrispondenze con il colonnato della peristasi. Il complesso pronao-cella-opistodomo nei templi peripteri dorici è infatti planimetricamente slegato dal ritmo della peristasi, con un fenomeno noto come il “galleggiamento del naos”. Una qualche interrelazione si può riscontrare tra i muri laterali del naos e la peristasi dei lati brevi, dove l’asse longitudinale passante per il centro della seconda colonna è generalmente coincidente con il filo esterno dei muri laterali. Nella progettazione ionica, invece, questo non avviene e la maggiore modularità dell’impianto si riflette fin dall’età arcaica nella forma simmetrica dell’anta, che presenta risvolti di pari ampiezza sui lati.
Durante l’età tardo classica ed ellenistica, con le architetture e i trattati di Pytheos ed Hermogenes di Priene, il naos viene rigorosamente proporzionato e suddiviso nei tre ambienti, pronao, cella e opistodomo, con un rapporto relativo di 2:2:1 e, secondo l’uso ionico, un rigido allineamento dell’asse dei muri con l’asse delle colonne corrispondenti della peristasi.
Le facciate esterne del naos possono presentare ordini applicati (lesene o semicolonne), che possono simulare il ritmo del colonnato di una peristasi (tempio pseudoperiptero), secondo una configurazione che affonda le sue radici in età tardo classica (Epidauro, tempio di Asklepios), ma che avrà un’ampia diffusione in età romana.
I muri esterni del naos possono anche essere coronati da un fregio continuo o da vere e proprie trabeazioni, non necessariamente dello stesso ordine della peristasi (Atene, tempio di Athena Polias). Spesso il primo filare del muro perimetrale del naos, al di sopra delle fondazioni, il toichobates, oltre a essere leggermente sporgente dal filo verticale dell’elevato, presenta un profilo modanato (tempio di Athena ed Ephaistos ad Atene).
Il termine naos ha indicato lo spazio dedicato al culto anche nell’architettura sacra bizantina, corrispondendo alle parti della chiesa destinate alla celebrazione liturgica, ovvero il tabernacolo e il presbiterio. In quel caso il modello di riferimento è piuttosto la tipologia romana con naos absidato (Roma, Foro di Cesare, tempio di Venere Genitrice).

Bibliografia

Lippolis E., Livadiotti M., Rocco G., Architettura Greca. Storia e monumenti del mondo della polis dalle origini al V secolo, Milano 2007, pp. 889-896; Rocco G., Guida alla lettura degli ordini architettonici antichi. II. Lo Ionico, Napoli, 2003.

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