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Propilèi

Definizione – Etimologia

Dal greco προπύλαια (sing. προπύλαιον), neutro sostantivato dell’aggettivo προπύλαιος “posto davanti alle porte”. Per propilèi si intende originariamente un edificio di accesso al recinto sacro di un santuario; successivamente il suo uso si è esteso anche a complessi monumentali a carattere civile (agorai, gymnasia, bouleuteria), rimanendo immutato l’impianto architettonico (ad esempio la porta del Bouleuterion di Mileto, 175-164 a.C.).

Generalità

L’impianto più semplice dei propilèi è costituito da due muri paralleli legati da un muro trasversale che presenta un’apertura nel mezzo. Colonne antistanti (tipologia prostila) o fra i muri laterali (tipologia in antis) definiscono la fronte dell’edificio. Non mancano esempi in cui le due tipologie si combinano, come nel propileo del Pelopion di Olimpia, prostilo tetrastilo all’esterno e distilo in antis all’interno. Spesso l’impianto prevedeva tre navate per consentire, da una rampa centrale, l’accesso degli animali sacrificali. L’origine del tipo si può far risalire all’età micenea, quando l’ingresso ai palazzi era segnato da un vestibolo (Tirinto) con una fronte distila in antis. Nell’architettura greca arcaica si possono annoverare molti esempi, fra cui i propilèi del santuario di Aphaia a Egina, del santuario di Poseidone al Sounion e a Calauria, dell’Asklepeion di Trezene. I propilèi raggiungono un’articolazione più complessa nell’Atene del V sec., ad opera di Mnesicle: ad un corpo centrale anfiprostilo esastilo a tre navate si affiancano ali laterali tristile in antis. Si utilizzano anche due ordini architettonici diversi, dorico per l’esterno, ionico per la scansione interna. Fra i propilèi, nella loro declinazione più monumentale, si può annoverare anche l’ingresso al santuario di Giove Eliopolitano a Baalbek, che si presenta con dodici colonne corinzie inquadrate da due imponenti torri. A partire dal III-IV secolo d.C. il tipo è stato sostituito dalle porte fortificate.

Bibliografia

J. R. Carpenter, The Propylon in Greek and Hellenistic Architecture, London 1979.

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