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Protocollo

Definizione – Etimologia

Protocollo, dal latino medievale protocollum, dal greco prôtos, e kólla, cioè primo foglio incollato di un rotolo, insieme di formule iniziali di un documento. Più recentemente, in ambito informatico, il termine si riferisce all’insieme di regole definite per favorire la comunicazione tra più entità.

Generalaità

I protocolli, in ambito medico, sono documenti scientifici, organizzati secondo i diversi quadri diagnosti, che stabiliscono come affrontare i problemi dell’ammalato attraverso scelte coerenti con la medicina ufficiale, nel rispetto dell’individualità del paziente.
Nel settore dell’edilizia, in analogia a quest’ultima interpretazione e in particolare negli interventi di recupero, con il termine di protocollo si intende la costruzione di un percorso articolato che consente di “conoscere per intervenire” rivendicando l’individualità dei singoli casi, evitando di operare riferendosi a criteri di intervento generici.
Nell’ambito dell’intervento sull’esistente, il protocollo rappresenta la soluzione per il superamento dei limiti contenuti dalle guide normative costruite su logiche semplificative che si caratterizzano, troppo spesso, per la grande generalizzazione delle soluzioni di intervento. Tali limiti appaiono ancor più evidenti quando si tratta di programmare interventi in “ambienti fisici complessi” come i centri storici, dove l’identità culturale è strettamente connessa all’insieme delle peculiarità costruttive, architettoniche e ambientali.
A tali considerazione si aggiunge anche il richiamo a una particolare attenzione derivante dalle ormai imprescindibili esigenze legate alle connessioni tra il costruire e gli impatti derivanti sui contesti. Il protocollo, generalmente viene strutturato secondo una logica apparentemente sequenziale dove, in realtà, l’articolazione delle diverse fasi dipende dalla risposta delle singole valutazioni. L’articolazione avrà una sequenza che potrà prevedere sottofasi dipendenti dalle particolari condizioni dello stato di fatto e dalla conseguente complessità dell’intervento.
Nei casi più complessi, e in tutti gli interventi pubblici, il protocollo può costituire lo strumento programmatico e attuativo del Responsabile del procedimento nel suo ruolo di promotore e coordinatore dell’intervento. La struttura di un protocollo è generalmente organizzata per fasi operative riconducibili a quattro ambiti:

  1. la formazione della domanda;
  2. la guida al progetto di conoscenza;
  3. il controllo delle azioni di trasformazione;
  4. la gestione ed esecuzione dell’opera.

Le fasi operative sono orientate a definire percorsi specifici capaci di offrire risposte in merito a:

  • definizione del programma operativo, dove viene esplicitata la domanda di intervento;
  • costruzione e acquisizione dei vincoli, dove viene ricostruito il quadro normativo nazionale e locale di riferimento per individuare le necessità di adeguamento allo stesso;
  • identificazione della normativa tecnica specifica, dove si determina un quadro dei requisiti richiesti dall’azione di intervento;
  • organizzazione delle azioni di rilevazione dell’esistente, dove si definisce la costruzione del quadro di conoscenza stabilendo i dati di controllo e le opportune operazioni di prediagnosi;
  • definizione della categoria di intervento e definizione dei criteri per la elaborazione del progetto preliminare;
  • organizzazione delle azioni per il rilievo tecnologico e le opportune operazioni di diagnosi;
  • valutazione economica dell’ipotesi di intervento, dove vengono esplicitati i criteri e gli strumenti di valutazione delle scelte e delle tecnologie;
  • valutazione della compatibilità e sostenibilità delle scelte, dove vengono esplicitati i criteri e gli strumenti di valutazione delle scelte dei materiali;
  • definizione del progetto esecutivo, attraverso l’elaborazione dei piani di dettaglio delle specifiche tecniche da adottare;
  • analisi della fattibilità costruttiva, dove vengono prese in considerazione le problematiche relative al cantiere e alla gestione del processo.

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