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Recinto (storia)

La Gerusalemme Celeste (incisione di M. de Vos, seconda metà del Cinquecento).
La Gerusalemme Celeste (incisione di M. de Vos, seconda metà del Cinquecento).

Definizione – Etimologia

Dal lat. cingere, part. pass. cinctus, dalla rad. kak, kank legare, cingere, onde il sscr. kak’ê, kank’ ê legare, kak’a nodo, kàksha cinta, cintura, kakshyâ cinta, muro, corte.
Area individuata da elementi che ne segnano il perimetro per evidenziarne la diversa natura rispetto all’intorno, per motivi di appartenenza (ad es. diversa proprietà), funzione (aree deputate a cose o attività diverse) o significato religioso (ad es. area sacra). Per estensione, recinto indica sia l’area cintata che l’insieme di elementi che la delimitano (alberi, siepi, mura, fossati, steccati, cancellate).

Generalità e sviluppo storico

Oltre alla funzione visiva di designare e circoscrivere un’area, il recinto può avere una struttura specifica per garantire protezione allo spazio interno o a quanto vi è contenuto: può impedire l’uscita (recinto per custodire animali evitandone la fuga o il furto), l’entrata (recinto fortificato di un castello o una città) o segnare una zona deputata a funzioni particolari per motivi religiosi (recinto sacro, area di fondazione di una città) o civili (recinto di un parco, un giardino).
Testimonianze di recinto sacri datano fin dal Paleolitico: pietre collocate a brevi intervalli circoscrivono perimetri circolari o rettangolari che definiscono aree considerate sacre (ad es. nella Sardegna nuragica) in cui la visibilità del recinto serve talvolta anche a garantire che il profano non violi l’area sacra senza aver compiuto gli opportuni riti di purificazione.
Nella Grecia antica il recinto che definisce lo spazio consacrato è il témenos, che circoscrive un’area di rispetto in cui si riconosce la presenza del divino per l’esistenza di alberi sacri, grotte o sorgenti. Il recinto e l’altare eretto per le esigenze di culto, costituiscono i primi elementi dei santuari (ad es. Delfi e Olimpia) che si sviluppano poi come complessi di edifici sempre più vari ma sempre connotati dalla presenza evidente di un circuito che rende chiara l’estensione dell’area da considerarsi sacra.
Anche i complessi templari dell’antico Egitto si articolano su uno o più recinti sacri, come nel caso di Karnak, che ne comprende tre: al centro, il più grande, dedicato ad Amon e dominato dal suo tempio, luogo di culto principale della triade tebana (Amon-Ra, Mut e Khonsu); a sud il recinto di Mut, consorte di Amon; infine, a nord, il recinto di Montu, dio-falco tebano.
Nelle ville romane deputate alla funzione di azienda agricola un recinto ingloba la Pars Dominica (per il dominus e la sua famiglia), la Pars Rustica (per la servitù) e la Pars Fructuaria (per la lavorazione dei prodotti).
Nella cultura cristiana, il recinto è elemento qualificante nell’iconografia della Gerusalemme Celeste come del Giardino dell’Eden, trasposizione del paradiso sulla terra: al recinto spetta il compito di separare l’oasi di pace dal deserto ostile e proteggere l’armonia dello spazio interno impedendo che venga corrotta dalle assedianti forze del male. Si tratta di una membrana sulle cui facce si fronteggiano forze opposte e che quindi si carica di profonde tensioni simboliche: è l’emblema della forza e dell’impenetrabilità garantita dalla fede.
Da qui il significato del recinto monastico, che racchiude e protegge uno spazio vissuto come luogo di ordine ed equilibrio sottratto alla selva, regno del caos, scenario di tentazioni e insidie: la contrapposizione fra interno ed esterno, governati da leggi e forze antagoniste qualifica il recinto come frontiera tra mondi contrapposti.
Il valore di sacralità suggellato dal recinto su un certo territorio è funzionale anche alla fondazione di città, la cui definizione latina urbs deve – secondo Varrore – il proprio etimo al verbo urvare, girare intorno, gesto compiuto con il solco dell’aratro nell’atto di fondazione di Romolo e Remo con il disegno della Roma Quadrata, prima ‘immagine’ della Città Eterna.
Il segno, quasi ideogrammatico, del recinto quadrato tagliato da due assi ortogonali (cardo e decumano) si ripropone negli accampamenti romani (castra) e nelle città di nuova fondazione, dove il recinto impone la forma alla città che si svilupperà al suo interno. Nel caso di insediamenti esistenti, invece, le cinte murarie vengono progressivamente ingrandite per inglobare le espansioni dell’abitato: il recinto murario, in questo caso, prende forma dalla città piuttosto che determinarla e viene articolato con bastioni e torri in base alle esigenze difensive e alla morfologia del sito.
Le tecniche murarie per la realizzazione del recinto fortificato sono ampiamente variabili: dalle popolazioni italiche, che usano mura poligonali o ciclopiche (blocchi trapezoidali posti in opera a secco), ai greci, che costruiscono cinte costituite da due cortine collegate da elementi trasversali e riempimento in terra battuta, ai romani, che ottengono grandi spessori grazie all’uso del conglomerato cementizio.
Nella fisionomia delle città e dei castelli medievali, il recinto fortificato svolge un ruolo fondamentale di difesa, coadiuvato o meno dalla presenza di un fossato e da rinforzi a scarpa alla base delle murature. Queste sono dotate di feritoie, merli e caditoie per mettere in atto le tecniche di difesa e di offesa che subiscono una totale revisione, in età moderna, con l’introduzione delle armi da fuoco: il recinto viene articolato con bastioni a forma di lancia che offrono una superficie quanto più possibile tangente ai colpi e sostituiscono le torri a sezione quadrangolare.
Durante il Rinascimento, il tema del recinto ha grande successo non solo in ambito militare ma anche nell’architettura di villa. Ha, infatti, un ruolo chiave nella tipologia dell’hortus conclusus che, ispirato al modello medievale dei giardini monastici, riscuote un rinnovato successo nel Cinquecento, soprattutto in Italia e Francia, sul modello delle ville dei Medici e delle creazioni romane (a cominciare da villa Madama di Raffaello): il recinto viene risolto con mura che suggeriscono funzioni difensive e conferisce al giardino la connotazione qualificante di spazio protetto e intimo, del tutto celato alla vista dall’esterno e quindi ‘segreto’. Il senso di protezione suggerito dalle mura è funzionale a circoscrivere un luogo ‘altro’ rispetto al mondo reale, il locus amoenus della corte, un mondo privilegiato caratterizzato da rituali tutti suoi propri e incentrato sulla celebrazione del potente padrone di casa. Inoltre, il giardino cinto da mura rimanda al Paradiso Terrestre e alla Gerusalemme Celeste.
Nella ricca iconografia sul tema, la valenza magico-sacrale di questa membrana è tale da conferire un senso di inviolabilità anche a una semplice spalliera fiorita. Di senso opposto sono, invece, i recinti dei giardini paesistici all’inglese che, per garantire la fusione con il paesaggio circostante e dissimulare la mano dell’artefice, devono risultare invisibili e sono risolti con piccoli fossati detti a-ah.
A scala territoriale, si ricordano la Grande Muraglia Cinese, avviata nel III sec. a.C., e le recenti barriere a protezione di Israele e degli Stati Uniti.

Bibliografia

Brunetti O., L’ingegno delle mura, Firenze, 2006; Fagiolo M., Giusti M.A., Lo specchio del Paradiso, Milano, 1996; Fiorani D., Tecniche costruttive murarie medievali: il Lazio meridionale, Roma 1996; Strappa G., Unità dell’organismo architettonico, Bari; 1995.

Monteriggioni (Siena). Il recinto murario medievale, rafforzato da torri quadrangolari, è molto ben conservato.

Monteriggioni (Siena). Il recinto murario medievale, rafforzato da torri quadrangolari, è molto ben conservato.

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