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Serra

Leiden (Paesi Bassi), galleria d'inverno del Giardino Botanico dell'Universita'  (incisione di J.C. Visscher, prima meta'  del '600).
Leiden (Paesi Bassi), galleria d'inverno del Giardino Botanico dell'Universita'  (incisione di J.C. Visscher, prima meta'  del '600).

Definizione – Etimologia

Da serrare, chiudere, dalla stessa radice etimologica del lat. serere, annodare, intrecciare. Per serra si intende uno spazio chiuso in cui si creano artificialmente condizioni di luce, temperatura e umidità adatte alla vita di piante che nella stessa area geografica, all’aperto, non avrebbero condizioni favorevoli, soprattutto in alcuni periodi dell’anno.

Generalità ed evoluzione storica

Nei giardini rinascimentali si trovano spesso le limonaie o ‘stanzoni degli agrumi’: costruzioni in muratura dalla pianta allungata e la copertura a volte o capriate lignee in cui, durante l’inverno, venivano ricoverate le piante di agrumi che costituiscono un elemento caratterizzante dei giardini dell’epoca e che avrebbero subito danni a causa del freddo. Fra gli esempi europei, si possono ricordare il Wintergarten del Castello di Schönbrunn a Vienna, l’Orangerie nei giardini delle Tuileries a Parigi, quella nei giardini di Kensington Palace a Londra e la Limonaia di Villa Strozzi a Firenze. L’effetto di protezione è quello di un ambiente confinato, che garantisce una temperatura più mite dell’esterno raccogliendo il calore da una parete prevalentemente vetrata esposta a sud: una soluzione che consente i primi tentativi di acclimatare le essenze provenienti dalle esplorazioni di nuove terre e che trova spazio, in particolare, negli orti botanici e presso le università, rispondendo a esigenze di studio e di produzione di farmaci. Se nella limonaia prevalgono le pareti opache, la serra vera e propria si basa, invece, sull’uso di ampie superfici vetrate grazie a cui si innesca, appunto, l’ ‘effetto serra’: durante il giorno, i raggi del sole attraversano il vetro con le lunghezze d’onda della luce visibile e dei raggi ultravioletti; di notte i corpi – che, incamerate queste onde, hanno subito un aumento della temperatura – tendono a raffreddarsi emettendo raggi infrarossi verso un bersaglio freddo che è il cielo, ma il vetro, permeabile alle lunghezze d’onda del visibile e dell’ultravioletto, trattiene quelle dell’infrarosso che, intrappolate, determinano un aumento della temperatura innescando moti convettivi dell’aria. L’uso ottimale di questo principio richiede superfici quanto più possibile vetrate riducendo al minimo i materiali opachi e raggiunge, quindi, la sua espressione massima con le possibilità offerte dall’architettura del ferro nell’Ottocento. In questo periodo, soprattutto in Inghilterra, l’uso delle serre risponde anche al crescente gusto di arricchire gli spazi verdi con piante esotiche acquistate a prezzi altissimi, che rinnovano del tutto l’immagine di giardini fino a quel momento legati ad essenze per lo più autoctone: il pregio delle colture e l’opportunità di farne sfoggio, fa sì che la serra decada dal suo ruolo meramente pratico per diventare elemento dell’architettura stessa del giardino con crescenti attenzioni all’estetica, oltre che al raffinamento tecnologico.

Le serre a partire dell’Ottocento

La prima serra ‘moderna’, che utilizza strutture metalliche a scala inedita è la Palm House, costruita dall’arch. D. Burton tra il 1841 e il 1849 nei Kew Gardens a Londra, che ricrea condizioni da foresta tropicale per ospitare una collezione di palme esotiche che tuttora comprende esemplari a rischio di estinzione.
Il successo del tipo – sperimentato anche nelle stazioni ferroviarie – viene consacrato dall’Esposizione Universale di Londra del 1851: grazie alla sua esperienza tecnica di costruttore di serre, J. Paxton realizza il Cristal Palace, un gigantesco padiglione in ferro e vetro basato sulla completa prefabbricazione, l’estrema facilità di montaggio e la possibilità di recupero integrale degli elementi, che consentono uno stretto contenimento dei costi. Tale modello viene replicato all’Esposizione di New York del ’53 e nel Glass-Palast di Monaco di Baviera nel ’54 (ingg. Voit e Werder), mentre per l’Esposizione dell’anno successivo a Parigi l’uso del ferro si limita alla copertura della sala perché l’industria francese non è ancora in grado di fronteggiare le nuove esigenze come farà, invece, nel 1889 con l’emblematica esecuzione della Tour Eiffel. Intanto, fra 1874 e ’95, l’arch. A. Balat sviluppa ulteriormente il tema della serra realizzando per il re Leopoldo II del Belgio una versione ‘cupolata’ della Palm House nel Royal Castle di Laeken a Bruxelles, inaugurando stilemi Art Nouveau che V. Horta avrà modo di sviluppare.
Questa nuova declinazione del tema trova ampi sviluppi durante il ’900, con l’uso dei polimeri e la diffusione delle cupole geodetiche: nell’Eden Project in Cornovaglia – progettato dall’arch. N. Grimshaw e inaugurato nel 2001 – enormi tensostrutture in acciaio e plastica riproducono al proprio interno il bioma mediterraneo e quello tropicale ricreando due biosfere che, grazie a un articolato sistema di condizionamento e controllo termico, consentono la vita di 100.000 piante di ogni provenienza.
Le possibilità di ricreare artificialmente condizioni di vita estremamente varie, adatte alle essenze più diverse, continuano ad ampliarsi per la rinnovata disponibilità di materiali, soluzioni architettoniche e tecnologie che consentono una sorta di globalizzazione delle colture non priva di conseguenze discutibili sul piano della sostenibilità ambientale.

Tipologie di serre

Le serre più diffuse hanno una struttura in ferro, legno strutturale o alluminio, solitamente impostata su un basamento in muratura che può contenere gli apparati tecnici per il controllo della temperatura e dell’umidità. Le tipologie variano in base alla struttura (a una o più campate), alla temperatura (da quelle non climatizzate a quelle temperate o calde, con una temperatura notturna di 16-20°C), al substrato utilizzato (terra normale o materiale inerte come vermiculite o pomice che veicola una soluzione nutritiva per cui si parla di serre idroponiche), all’indirizzo colturale (serre per colture ordinarie, per le piante da orto; serre di forzatura, per quelle da foglia e da fiore; serre di propagazione, per la radicazione di piante da fiore e da frutto). Particolarmente estese sono le coltivazioni a serra nei Paesi Bassi.

Bibliografia

Balsam S., Ziesemer J. (a cura), Orangerien in Europa, Monaco, 2007; Benevolo L., Storia dell’architettura moderna, Roma-Bari, 2008; Gothein M.L., Storia dell’arte dei giardini, Firenze, 2006; Koppelkamm S., Künstliche Paradiese: Gewächshäuser uund Wintergärten des 19. Jahrhunderts., Berlin, 1988; Landwehr J. (a cura), Natur hinter Glas, St. Ingbert, 2003; Zoppi M., Storia del giardino europeo, Firenze, 2009.

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