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Sovhoz

Sovhoz, manifesto propagandistico, 1930 ca.
Sovhoz, manifesto propagandistico, 1930 ca.

Definizione -Etimologia

Anche sovcoz. Il sovhoz, in russo cовхоз (abbreviazione di sovetskoe chozjajstvo), era un’azienda agricola di stato dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche in cui i mezzi di produzione e l’intero raccolto erano statali e i contadini che vi lavoravano, i sovkhozniki, erano dipendenti salariati.

Generalità

Fulcri della collettivizzazione agricola forzata, i sovhoz sono stati creati dallo Stato sovietico mediante esproprio di numerose proprietà terriere; l’intera produzione era rimessa all’organismo centrale che la acquistava a prezzi inferiori rispetto a quelli di mercato. A differenza del kolchoz, strutturato sul principio cooperativo, nel sovhoz le cariche direttive erano attribuite dalle autorità e i dipendenti non avevano modo di influire sulle scelte dell’azienda o sulle nomine dei dirigenti, mentre il governo aveva facoltà di convertire un sovhoz in kolchoz o viceversa. I sovhoz diventarono prevalenti nell’Unione Sovietica asiatica ed ebbero una estensione più che doppia rispetto ai kolchoz, caratterizzando fortemente il paesaggio rurale.

Storia

Il sovhoz fu istituito all’indomani della rivoluzione russa con il “Decreto sulla terra” del 27 ottobre (9 novembre) 1917. I primi sovhoz erano dediti all’allevamento equino, ma già nel 1918 vennero emanate Ordinanze istitutive di sovhoz specializzati nella produzione di ortaggi e nell’allevamento di altro genere di bestiame. Il primo atto normativo organico in materia fu il Decreto del 14 febbraio 1919 (S.U. RSFSR, 1919, n. 4, 43) e nel 1922 si contavano già 4.316 sovhoz che disponevano di 3,3 milioni di ettari di terreno.

Lo sviluppo di questo genere d’azienda conobbe una battuta di arresto con la NEP (Nuova politica economica, 1921-1927) e solo nell’aprile del 1928 il Politburo approvò un’ordinanza per il loro potenziamento e ampliamento in modo da favorire la collettivizzazione delle terre e dei mezzi di produzione promossa dal primo piano quinquennale e sostituire, così, la miriade di piccole fattorie esistenti. 
Il IV Congresso dei Soviet emanò l’Ordinanza della edificazione sovchoziana (S.Z. SSSR, 1931, n. 17, 160) e definì le differenze tra sovhoz e kolchoz: i sovhoz non si differenziavano dalla fabbrica socialista di tipo industriale e pertanto identificare o sottomettere i kolchoz ai sovhoz era considerato una violazione della politica del governo sovietico.

Agli inizi degli anni Trenta, con il processo di dekulakizzazione, si formarono sovhoz di grande estensione e nel 1933 il partito istituì reparti politici interni con il compito di garantirne il controllo. 
Durante la guerra, a seguito dell’occupazione nazista, 1.876 sovhoz, pari al 45% del totale, vennero sciolti, ma dagli inizi del periodo chrusceviano lo sviluppo dei sovhoz ricevette un notevole impulso e ancor più dal 1954, quando si avviò lo sfruttamento delle terre del Kazakistan, della Siberia e del Volga. 
Per migliorare la pianificazione agricola e il tenore di vita dei contadini già dagli anni Cinquanta molti kolchoz furono trasformati in sovhoz: nel 1950 l’84% dell’’area seminativa dell’URSS era destinata ai kolchoz, mentre nel 1970 questa percentuale si era ridotto al 48% e i sovhoz erano passati dal 10 al 44%.

Nel 1990 in URSS c’erano ancora 25.500 aziende agricole, di cui il 45% erano sovhoz e il 55% kolkhoz. Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, il 4 settembre del 1992 venne approvata la privatizzazione delle aziende agricole statali.

Bibliografia

Codevilla G., Dalla rivoluzione bolscevica alla Federazione Russa. Traduzione e commento dei primi atti normativi e testi costituzionali, Milano, 1996; D’Agostino G., Governo del territorio in Unione Sovietica: politiche territoriali e sviluppo regionale 1917 – 1991, Roma, 1993.

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