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Tempo

Definizione – Etimologia

Dal latino tempus, parola riconducibile alla radice indoeuropea tem– (taglio, sezione), da cui i termini greci τεµνω (separo) e τεµενος (recinto), che comprendono i significati di fase, periodo, intervallo. Comunemente il tempo è la dimensione attraverso cui gli eventi vengono ordinati e messi in relazione tra loro, o, più semplicemente, il divenire delle cose concepito come un’entità misurabile.

Generalità

Nella storia del pensiero occidentale si distinguono due interpretazioni ricorrenti del termine: la prima definisce il tempo come ordine misurabile del movimento nello spazio; la seconda lega il concetto di tempo all’intuizione del mutamento delle cose. La prima accezione riassume tutte le teorie che definiscono il tempo come dimensione quantificabile e perciò come oggetto di misurazione: ne fanno parte le visioni cosmologiche e cicliche del tempo, l’idea di tempo espressa nella filosofia antica e le descrizioni di tempo prodotte dalla scienza classica e moderna.
La seconda accezione, sviluppata nella filosofia moderna, lega il tempo alla soggettività umana, identificandolo con la stessa coscienza: il tempo è prodotto dall’esperienza psicologica del singolo, è eterogeneo e non divisibile, qualitativo e perciò non misurabile.

Accezioni nella progettazione architettonica

In architettura la nozione di tempo assume molteplici significati, approfonditi perlopiù nei campi della ricerca teorica e storica, tuttavia sintetizzabili secondo quattro accezioni ricorrenti.
La prima accezione intende il tempo come categoria descrittiva dell’esperienza estetica di un edificio: il tempo è perciò definibile come la dimensione che consente il movimento all’interno di uno spazio. L’esperienza di un’opera architettonica si sviluppa temporalmente oltreché spazialmente, in quanto essa integra alla semplice percezione statica di un edificio la qualità del movimento. Quest’ultima modalità di lettura dell’architettura, la cui analisi è all’origine di gran parte delle considerazioni critiche e teoriche alla base del Movimento Moderno, è il risultato di un’interpretazione del tempo inseparabilmente relazionato allo spazio.
La seconda accezione interpreta il tempo come sinonimo della durata fisica di un’opera, intesa come l’intervallo cronologico che un edificio attraversa dal momento della sua realizzazione sino al suo inevitabile disgregamento. L’attenzione alla componente della durata in architettura comporta perciò l’assunzione di scelte progettuali rivolte ad affermare il valore di permanenza nel tempo per alcune qualità di un edificio (l’intelligibilità, la matericità, la trasformabilità), nonché questioni di ordine teorico, quali i concetti di identità, autenticità e storicità di un’opera, questi ultimi approfonditi in particolare dagli insegnamenti del restauro architettonico.
Al concetto di durata si collega anche la terza accezione che intende il tempo come una categoria descrittiva dei fenomeni architettonici e urbani, quindi come dimensione essenziale attraverso cui individuare e verificare i caratteri tipologici e stilistici di una specifica realtà edilizia in un dato periodo. A quest’ultimo significato sono perciò correlati i termini fase, stile e, per esteso, il concetto di storia applicato all’architettura.
La quarta accezione lega il tempo alla relazione psichica istituita dall’osservatore tra un’opera architettonica, fisicamente percepibile nel presente, e la sua ipotetica immagine passata e futura. Esperire e leggere uno spazio architettonico significa quindi percepire simultaneamente più temporalità, attribuibili all’insieme di riferimenti e prefigurazioni che un’opera idealmente rappresenta attraverso le proprie qualità formali e costruttive. Correlati a quest’ultima accezione sono perciò i temi della memoria e dell’utopia in architettura.

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