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Definizione-Etimologia

Il termine inglese waterfront, letteralmente fronte d’acqua, ha assunto oggi una diffusione linguistica internazionale, designando ovunque progetti e interventi di riqualificazione di aree in rapporto con l’acqua. Le ragioni di tale affermazione linguistica sono legate al grande successo culturale, sociale, ma anche economico e immobiliare delle prime riqualificazioni urbane di aree portuali negli Stati Uniti e Inghilterra.

Generalità

La variabilità dei riferimenti geografici e spaziali dei fronti d’acqua inducono, tuttavia, a ricercare un’articolazione più precisa della nozione di waterfront. Alcuni fronti d’acqua attengono ai lungomare, ai lungofiume. Questi appartengono alla grande tradizione dello spazio pubblico occidentale (lungomare di Reggio Calabria, Trieste, Napoli, Brighton, Atlantic City; lungofiume di Firenze, Torino, Londra, Parigi, Chicago). Anche i tratti delle coste marine e dei fiumi, attrezzati con strade carrabili, piste ciclabili, percorsi pedonali e, spesso, organizzati come parchi e aree protette, vanno intesi come fronti d’acqua (parchi fluviali del Ticino, Po, Arno, parco costiero del Ponente Ligure).

L’ambito specifico del waterfront, tuttavia, è legato al fronte d’acqua portuale. È il recupero del rapporto della città nei confronti delle aree portuali a definire l’oggetto dei progetti di waterfront. Resta in comune tra i diversi fronti d’acqua la centralità del ruolo dello spazio pubblico, la funzione di struttura di interconnessione, di luogo strategico per la valorizzazione culturale, urbana, sociale, paesaggistica del territorio.

Derivazione, processo formativo ed esempi

La storia moderna del waterfront inizia nel corso degli anni ‘60 dello scorso secolo con i grandi processi di trasformazione che investirono i porti maggiori del Nord America e dell’Europa. La “containerizzazione”, il gigantismo delle navi, il declino del trasporto passeggeri, le nuove tecnologie di movimentazione delle merci, determinarono il progressivo abbandono delle aree portuali storiche per nuovi siti al di fuori della città. I casi di S. Francisco, Baltimora, New York, Liverpool, Manchester sono da questo punto di vista esemplari. Oggi la riqualificazione dei waterfront portuali sono al centro di grandi progetti di riconversione urbana: Barcellona, Londra, Buenos Aires, Rotterdam, Amburgo, Sidney.

In Italia la situazione è differente: i porti sono localizzati nel cuore delle città, sono compresi all’interno di un territorio densamente urbanizzato; un parziale decentramento c’è stato a Trieste, a Genova con Voltri e a Savona con Vado. Questa condizione strutturale e la separazione istituzionale tra il piano regolatore del porto e quello urbanistico rendono difficili in Italia i programmi di riqualificazione dei waterfront.

La legge 84/94 (“Riordino della legislazione in materia portuale”) ha stabilito che i Piani regolatori dei porti debbano essere adottati nell’ambito di una “Intesa” tra Autorità portuale e Amministrazione comunale. L’Istituto dell’Intesa è un passaggio importante perché apre alla condivisione, all’integrazione tra piano portuale e piano urbanistico, facendo emergere spesso la conflittualità tra le esigenze del porto e quelle della città. Le città hanno riscoperto da tempo il valore identitario del rapporto con il mare e il fronte portuale: in passato il piano urbanistico si fermava sul confine portuale, ora la città tende ad aprirsi sullo spettacolo del porto e a riproporre la storica integrazione delle due parti.

Il tema della riqualificazione del waterfront è stato posto in Italia fin dagli anni ’80 del secolo scorso, ma solo dopo la legge 84/94 ha assunto una più marcata evidenza. Da allora la città ha trovato nell’Autorità portuale un interlocutore preciso, aggressivo, pubblico e insieme imprenditoriale, che difende energicamente lo spazio demaniale affidatogli dallo Stato. I risultati di questo confronto sono stati decisamente modesti; i numerosi progetti, le molteplici iniziative di concorso per la riqualificazione dei waterfront portuali hanno avuto uno scarso successo. Rispetto all’affermazione dei waterfront di Barcellona, Marsiglia, Rotterdam, Valencia, Seattle, Vancouver, Tokio, Cape Town, e ora anche di Shanghai, Hong Kong, Dubai, in Italia possiamo citare solo il caso del porto vecchio di Genova e alcuni interventi nelle aree portuali di Salerno e di Savona: tutte le iniziative che hanno raggiunto una fase attuativa sono state sostenute dalle Autorità portuali stesse.

A Savona, Ricardo Bofill ha costruito sulle aree portuali un terminal crociere e un grattacielo residenziale, a Salerno, dopo il piano di Bohigas, la progettazione della stazione marittima è stata affidata a Zaha Hadid. Cos’è che rende così difficile la riqualificazione dei waterfront in Italia? La risposta è legata alla specificità dei porti italiani di essere porti attivi all’interno della città; in altri paesi la riqualificazione del waterfront si è realizzata su aree portuali dismesse. I porti continuano a separarsi dalle città, la loro funzionalità ed efficienza esigono questa separazione. La linea di separazione tra città e porto è una linea di tensione, di conflitto, di interessi contrapposti.

In molte città portuali la linea di separazione si materializza in barriere, fratture, recinti invalicabili che impediscono la visione stessa dello spettacolo del porto. È questo il tema specifico della riqualificazione del waterfront in Italia; è questo il nodo che va approfondito culturalmente e assimilato con adeguate strumentazioni normative ed istituzionali. Il waterfront è una filtering line: con tale concept progettuale Napoli affronta la riqualificazione del fronte marino tra il Molo San Vincenzo e quello dell’Immacolatella. Una zona filtro dove far convivere non solo due realtà economiche e sociali, ma anche due piani: quello urbanistico e quello portuale. Il difficile rapporto tra questi due livelli di pianificazione trova nella vicenda dell’affresco di Renzo Piano per Genova una sua rappresentazione esemplare. L’affresco prefigurava un piano portuale proteso sul mare secondo un articolato ridisegno della costa tra Genova e Voltri: un grande arco portuale e un grande nodo infrastrutturale che includeva il nuovo aeroporto. Lo schema originario ha subito alcune modificazioni e recentemente Renzo Piano ha ripreso la progettazione del waterfront non più dal fronte mare, ma dalla città, come responsabile del Piano regolatore urbanistico.

Bibliografia

Giovinazzi O. (a cura), Città portuali e waterfront urbani ricerca bibliografica, Venezia, 2007; Hoyle B., Pinter D., Husain S., Aree portuali e trasformazioni urbane, Milano 1994; Pavia R., Di Venosa M., Waterfront dal conflitto all’integrazione, Trento, 2012; Savino M. (a cura), Waterfront d’Italia, Milano, 2010.

 

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