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Assialità

Atene, Partenone (447-432 a.C.): ricostruzione progettuale (G. Cataldi, 2010).
Atene, Partenone (447-432 a.C.): ricostruzione progettuale (G. Cataldi, 2010).

Definizione – Etimologia

Derivato da asse, l’assialità è carattere peculiare di architetture e complessi edilizi impostati planimetricamente su un asse orizzontale mediano non necessariamente simmetrico (simmetria), rispetto al quale dipendono in subordine tutte le parti della composizione.

Generalità ed evoluzione storica

L’assialità rappresenta forse il primo e più elementare artificio progettuale per conferire unità alla compresenza spaziale di vani, volumi o edifici diversi, utilizzando a tal fine una linea virtuale di percorrenza baricentrica, che può essere anche molto lunga e che necessita, per concludersi, di un elemento visivo emergente (polarità). Su tale concezione sono basate alcune tra le più importanti categorie tipologiche dell’architettura del passato, la cui analisi comparativa può dare utili chiarimenti sulle sue possibili declinazioni spaziali.
La prima di esse è costituita, ovviamente, dalla versione canonica del tempio greco, isolato su una collina e caratterizzato da uno sviluppo assiale, tendente a privilegiare e distinguere visivamente i fronti con l’asse vuoto (simmetrici per il numero pari di colonne) dai fianchi con l’asse pieno (speculari per il numero dispari di colonne, il doppio di quelle dei fronti più uno).
Nelle basiliche romane (tribunali d’uso civile e non religioso) la gerarchia degli assi è invertita, per la diversa collocazione urbana sui lati lunghi della piazza del Foro, da cui le basiliche erano in genere separate da una doppia fila di tabernae e di portici, posizione che portava a privilegiare visivamente, da un lato, lo spazio interno rispetto a quello esterno e, dall’altro, il controasse trasversale mediano di accesso rispetto all’asse longitudinale, entrambi comunque terminanti simmetricamente sui tre catini absidali dove si amministrava la giustizia.
Questo modello tipologico fu adottato dalla Chiesa nel Concilio di Nicea del 325 d.C., per accentuare la differenza tra i nuovi edifici ecclesiali e i templi pagani. Le prime basiliche paleocristiane furono perciò realizzate inizialmente isolando l’edificio dal tessuto e riportandolo a svilupparsi assialmente da est a ovest con chiaro significato simbolico, con all’esterno un volume ritmico compatto preceduto da un quadriportico (paradisus) e all’interno una doppia fila di colonne e di archi che inquadravano il grande arco absidale con il Cristo trionfante sull’altare. La successiva introduzione del transetto è dovuta presumibilmente a ragioni più simboliche che funzionali, finendo tuttavia alla lunga per richiedere compositivamente, all’incrocio tra le navate, l’inserimento di un volume emergente (tiburio o cupola). Da qui l’impianto assiale a croce latina – quello a croce greca, dopo lo scisma orientale, è divenuto tipico delle chiese ortodosse ( nodalità) – delle grandi cattedrali romanico-gotiche, per le quali l’impiego di volte a crociera quadrate e rettangolari, con archi a tutto sesto o a sesto acuto, richiedeva evidentemente un tipo di progettazione modulare che fissava nel rapporto 1:2 lo scarto dimensionale tra la navata centrale e le laterali, dando anche la possibilità a queste ultime di proseguire a semicerchio dietro l’abside (lo chevet delle cattedrali francesi).
Tale modo un po’ meccanico di concepire il progetto subisce nel Rinascimento un processo di revisione, con l’obiettivo di riacquisire l’unità dello spazio ecclesiale. Dopo le esperienze di Brunelleschi, come San Lorenzo e Santo Spirito a Firenze che sono chiese ancora sostanzialmente gotiche in pianta, ma profondamente innovative per l’uso della prospettiva e l’impiego delle vele al posto delle crociere, Leon Battista Alberti nel Sant’Andrea a Mantova (il prototipo di San Pietro) anticipa di cento anni il modello di chiesa gesuitica della Controriforma, a navata unica con cappelle laterali e transetto contenuto nella larghezza del corpo di fabbrica.
Anche a grande scala il concetto di assialità ha prodotto nel mondo antico numerosi complessi architettonici, come quelli funerari dell’antico Egitto. Nei noti esempi di Giza dell’Antico Regno (circa 2500 a.C.), le grandi piramidi costituivano il riferimento monumentale conclusivo di lunghi rettilinei (le strade funebri), che avevano alle estremità due cortili cerimoniali identici, con i templi per le offerte votive. Analogamente, nell’antica Cina, alle tombe delle varie dinastie imperiali (ad esempio quella dei Ming) si accedeva tramite le cosiddette vie degli spiriti (shéndào), assi mediani d’impianto di vasti recinti rettangolari, inseriti sui fianchi delle montagne sacre e orientati con le tecniche rituali del feng shui, “il vento e l’acqua”: tra la porta a valle e la torre terminale a più piani sovrastante la tomba imperiale, questi lunghi rettifili in salita sono accompagnati ai lati da coppie simmetriche di statue e interrotti da terrazze trasversali con al centro padiglioni per la sosta e la preghiera. Lo stesso principio di assialità è applicato in pianura nelle città dei vivi, come nella stessa Pechino, dove l’asse nord-sud della piazza Tiananmen costituisce il prosieguo ideale di quello della Città Proibita, con la sua rigorosa successione simmetrica di cortili e di padiglioni che precedono il palazzo imperiale.
Parimenti, l’urbanistica romana, nell’applicazione dei concetti geometrici degli assi cardo-decumanici e delle divisioni territoriali in centurie quadrate (centuriazione), ha dovuto tenere conto dell’esposizione solare e adattarsi alla geografia dei luoghi, differenziando gerarchicamente le due direzioni ortogonali, come, ad esempio, negli accampamenti militari (castra) a pianta quadrata o rettangolare, dove la via principalis continua attraversava il campo da porta a porta e si intersecava a baionetta, in corrispondenza del Pretorio e del Foro, con l’asse discontinuo delle vie praetoria e decumana. 
Tra gli episodi urbanistici più eclatanti di assialità in epoca romana, la grande strada colonnata di Palmira in Siria del II-III secolo è da segnalare non tanto per il notevole sviluppo longitudinale (circa 1,7 km), quanto per la grandiosità degli effetti scenografici dei suoi tre segmenti, le cui leggere deviazioni determinano nei flessi particolari soluzioni architettoniche, quali archi trionfali a pianta quadrata e triangolare con rigiro sulla bisettrice.
In età moderna, i casi di assialità urbana sono sempre più numerosi, a cominciare dal piano della Roma di Sisto V (1585-1590), in relazione al quale D. Fontana tracciò una serie di lunghi rettifili di collegamento tra le principali emergenze religiose della città, che assunsero da quel momento il ruolo scenografico di fuochi visivi per le piazze monumentali circostanti.
Con questa esperienza cruciale si apre la grande stagione dell’urbanistica barocca, conclusa paradossalmente in Francia con il piano di Haussmann della Parigi di Napoleone III (1852-1869), che è anche, per certi versi, il primo vero intervento urbanistico moderno: il suo asse principale, il lunghissimo axe historique tra piazza della Bastiglia e l’Arco di Trionfo, negli anni Sessanta del Novecento è stato ulteriormente prolungato fino al nuovo quartiere degli affari della Défense.

Bibliografia

Cataldi G., Sistemi statici in architettura, Firenze, 1973; Maretto P., Realtà naturale e realtà costruita, Firenze, 1980; Morini M., Atlante di storia dell’urbanistica (dalla Preistoria all’inizio del secolo XX), Milano, 1963.

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