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Capitello

Capitello a volute orizzontali (in Rocco G., Guida alla lettura degli ordini architettonici antichi. Vol. 2: Lo ionico, 2003, p. 23).
Capitello a volute orizzontali (in Rocco G., Guida alla lettura degli ordini architettonici antichi. Vol. 2: Lo ionico, 2003, p. 23).

capitèllo s. m. [lat. capitĕllum, dim. di capitŭlum, che a sua volta è dim. di caput -pĭtis «capo»].

Definizione – Etimologia

Il capitello (lat. capitulum, gr. έπίκρανον) è un elemento strutturale e funzionale, componente l’ordine architettonico, che costituisce la parte superiore dell’elemento portante verticale (colonne, ante, pilastri), e fornisce un più ampio piano di appoggio alla struttura portata che lo sormonta (trabeazione o piano d’imposta dell’arco), posta a diretto contatto con i sostegni verticali.

Tipologie

In Egitto il capitello è in genere composto da elementi vegetali di vario tipo, boccioli di loto, fiori di papiro, foglie di palma. In alcuni casi è costituito solo da un abaco quadrato su cui poggia l’architrave. In epoca tarda i capitelli campaniformi sono decorati con motivi vegetali complessi e ripetuti da 8 a 32 volte. In Iran è noto il capitello achemenide, principalmente a Susa e a Persepoli (Işţakhr), e richiama il capitello egizio con un’originale rielaborazione del motivo della voluta nella parte centrale, mentre la parte superiore presenta protomi di tori a volte androcefali.

In India il capitello si ispira generalmente a modelli occidentali, ellenistici o persiani, con un differente simbolismo degli elementi decorativi. Sono distinguibili due tipologie principali, l’una di ispirazione ellenistica che riproduce nelle linee essenziali il capitello ionico, con l’inserimento di una figura di Budda o di bodhisattva tra le foglie; l’altra, di ispirazione iranica, con figure di animali al posto delle protomi.

Nel mondo greco il capitello rappresenta un elemento fondamentale dell’ordine architettonico, rendendo possibile una distinzione in capitello dorico, ionico e corinzio. Il capitello dorico, distintivo dell’ordine architettonico dorico, è composto da abaco, echino e collarino. Alla base dell’echino vi sono alcuni anelli concentrici in rilievo detti anuli. Il collarino è posizionato subito sotto gli anuli e al termine del fusto della colonna, dal quale è in genere separato da una serie di incisioni a sezione triangolare, note con il nome greco di hypotrachelion. Il capitello d’anta dorico è ugualmente composto da un abaco, una modanatura corrispondente all’echino, con profilo a becco di civetta ed un’ampia fascia aggettante che prende il posto del collarino. Il capitello ionico, distintivo dell’ordine architettonico ionico, assume una varietà di forme, come il capitello a volute, orizzontali o verticali, a corona di foglie ricadenti, a toro semplice o scanalato.

La soluzione divenuta canonica è il capitello a volute orizzontali, composto da un abaco (assente negli esemplari arcaici) e da un elemento a volute definito pulvino (lat. pulvinus), a sua volta sovrapposto all’echino. L’echino, strutturalmente simile all’analogo elemento del capitello dorico, è generalmente caratterizzato da un profilo ad ovolo decorato con un motivo ad ovoli e lancette (kyma ionico). Il pulvino è costituito da due facce parallele, ciascuna composta da una coppia di volute, raccordate orizzontalmente tra loro dallo stesso canale (lat. canalis) che ne disegna la spirale; sui lati il collegamento tra le volute delle facce contrapposte è ottenuto tramite il balaustrino. Al di sopra del pulvino vi è l’abaco.

Il capitello ionico non costituisce un elemento a tutto tondo come il capitello dorico, poiché presenta un prospetto frontale ed uno laterale distinti tra loro, rendendo necessaria una soluzione particolare per il capitello angolare nel caso di colonnati disposti lungo lati ortogonali fra loro. La soluzione adottata consiste nel disporre i prospetti a volute, invece che su due piani paralleli, su due piani ortogonali e adiacenti tra loro, mentre le altre due facce del pulvino sono occupate dai balaustrini.

Si svilupparono anche soluzioni alternative per il capitello ionico angolare, come la tipologia di capitello ionico “a quattro facce” (in area peloponnesiaca, fine del V secolo a.C.), caratterizzata dalla presenza di un prospetto a volute su tutte e quattro le facce dell’elemento, con la conseguente assenza dei balaustrini ed il modificarsi del significato originario delle diverse componenti. Il capitello d’anta ionico si compone di un corpo principale riconducibile ad un volume troncopiramidale, sormontato da un abaco di forma parallelepipeda (in genere assente in età arcaica), coronato da una composizione di modanature sovrapposte. Si distinguono due tipologie di capitelli d’anta ionici nelle aree microasiatica e cicladica. La prima è caratterizzata da una diversificazione dei prospetti del capitello, che presenta sulla fronte dell’anta una sequenza di modanature, cui corrispondono le volute sui prospetti laterali; mentre la seconda tipologia non distingue la fronte dell’anta dai prospetti laterali e mostra la stessa sequenza di modanature per l’intero sviluppo del capitello.

Il capitello corinzio è composto da un kalathos a tronco di cono rovescio ornato da un giro semplice o doppio di foglie d’acanto con i caulicoli angolari che si spingono fin sotto l’abaco ripiegandosi, mentre l’abaco, ampio e modanato, si flette al centro di una curva concava sopra il fiore centrale. A precedere il kalhatos spesso vi è il collarino. Al di sopra delle foglie della prima corona che avvolge il kalathos si dispongono steli (caulicoli), da cui si dipartono a loro volta i calici a due foglie d’acanto. Dal calice si originano due steli a nastro che terminano avvolgendosi in spirale: uno è l’elice, rivolto verso il centro di ciascun lato del kalhatos, mentre l’altro è la voluta e si dispone obliquamente sull’angolo, distaccandosi dal kalathos e sorreggendo gli spigoli dell’abaco. Infine, al di sopra della foglia centrale della seconda corona, spesso con la mediazione di un calicetto nasce uno stelo che termina in un fiore al centro dei lati dell’abaco, detto appunto “fiore dell’abaco”.

A volte il capitello presenta solo le sagome lisce delle forme vegetali che rivestivano il kalathos, e in questo caso viene definito “a foglie lisce”. Anche i lati dell’abaco possono presentare modanature decorate. Una variante, il capitello corinzio italico, diffuso in epoca romana repubblicana, si presenta privo di caulicoli e con il fiore dell’abaco molto grande e sporgente sul kalathos. Nelle province orientali invece si riscontra una ulteriore variante di epoca romana, il capitello corinzio asiatico, che presenta l’acanto spinoso e segue una propria evoluzione formale. In epoca paleocristiana il capitello subisce un processo di stilizzazione con una accentuazione dei rilievi e delle ombreggiature, modificando forma e proporzioni delle volute ioniche.

Bibliografia

Gros P., L’architecture romaine du début du IIIe siècle av. J.C. à la fin du Haut-Empire, 2. Maisons, palais, villas et tombeaux, Paris 2001, pp. 470-503; Matthiae G., (a cura di), Capitello, in Enciclopedia dell’Arte Antica Classica e Orientale, Roma, 1963, pp. 321-326; Rocco G., Guida alla lettura degli ordini architettonici antichi, II. Lo Ionico, Napoli, 2003, pp. 19-30; Rocco G., Guida alla lettura degli ordini architettonici antichi, I. Il Dorico, Napoli, 1994, pp. 37-42.

 

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