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Bidente

First Images 004 | Bidente | Storia dell'urbanistica

Definizione – Etimologia

Dal latino bidens, “che ha due denti”, il termine nell’accezione urbanistica indica due strade ad andamento rettilineo intersecantisi a formare un angolo acuto e in cui l’edificio di testata presenta una qualche soluzione formale, più o meno aulica, legata al suo posizionamento angolare.

Processo formativo

Il bidente, insieme alla sua variante multipla rappresentata dal tridente, diviene prototipo per la progettazione urbana sin dal Duecento, quando, sia per esigenze di razionalizzazione dei percorsi viari che di controllo dei traffici, nelle principali città dell’Italia comunale – sopra tutte Firenze e Bologna che potevano avvalersi di già consolidate conoscenze tecniche in campo urbanistico – vengono realizzati più bidenti, frutto di operazioni di tracciamento ex novo o di regolarizzazione di tracciati preesistenti, sovente in corrispondenza di porte urbiche. 
Nei casi di maggiore complessità, strettamente connessa alla costruzione del bidente è la definizione architettonica o anche solo la caratterizzazione decorativa del lotto posto alla convergenza fra le due strade. Questo, infatti, viene spesso destinato ad ospitare edifici monumentali davanti ai quali si aprono talvolta spazi di forma trapezoidale, come nel caso bolognese del Foro dei Mercanti e della piazza della Mercanzia, destinati ad accentuare quel carattere scenografico della composizione urbana che avrebbe reso il bidente una costante della scena teatrale quattro-cinquecentesca: dai disegni preparatori di allestimenti teatrali di Aristotile da Sangallo alla sofisticata scena con pentadente del Teatro Olimpico di Andrea Palladio e Vincenzo Scamozzi. Proprio la singolarità della costruzione prospettica e la capacità di controllo geometrico dello spazio della città insite in questo modello urbanistico ne avrebbero fatto uno degli elementi centrali del progetto urbano rinascimentale: dal bidente romano delle vie del Pellegrino e di Monserrato con la quattrocentesca casa decorata a sgraffito di Pietro Paolo Francisci (o della Zecca) posizionata in testata, a quello ben più aulico, sempre nella capitale pontificia, delle vie di Banco Santo Spirito e dei Banchi Nuovi con il sangallesco palazzo della Zecca dalla facciata concava. 
È possibile inoltre rintracciare un nesso fra il bidente e la città rotonda medievale prima e quella radiale rinascimentale dopo; di entrambe esso può intepretarsi come un settore circolare, e ciò sin dai primi esempi due-trecenteschi – si pensi alla Bologna esagona. 
Rapporto destinato ad accentuarsi tra Quattro e Cinquecento con il difondersi della speculazione teorica e della trattatistica, in particolare di quella legata all’architettura militare e alle città ideali, e ciò già a partire dalle prime edizioni del De Architectura, come quella perugina del 1536 di Giovan Battista Caporali in cui le testate dei bidenti della città vitruviana reinterpretata vengono enfatizzate con il posizionamento di edifici sacri a carattere monumentale. 
Il bidente, proprio in virtù della sua rispondenza a composizioni urbane auliche e scenografiche, sarebbe rimasto, ancora in età barocca, uno dei modelli progettuali-chiave dell’urbanistica europea, come testimoniato, ad esempio, dal piano di ricostruzione di Londra elaborato da Sir Christopher Wren, incentrato su un bidente colossale con la nuova Cattedrale di St. Paul disposta in testata.

Bibliografia

Guidoni E., La croce di strade. Funzione sacrale ed economica di un modello urbano, “Lotus International”, III, 1979, 24, pp. 115-119; Guidoni E., Antonio da Sangallo il Giovane e l’urbanistica del ‘500, in Antonio da Sangallo il Giovane. La vita e l’opera, Atti del XXII Congresso di Storia dell’architettura (Roma 19-21 febbraio 1986), Roma, 1986, pp. 217-230. 

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