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Pietra naturale

Rovereto, Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, M. Botta. Rivestimento in pietra di Vicenza in lastre rettangolari.
Rovereto, Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, M. Botta. Rivestimento in pietra di Vicenza in lastre rettangolari.

Definizione – Etimologia

Dal latino petra. Il termine si applica comunemente ad alcune rocce compatte che per le loro caratteristiche vengono usate come materiale da costruzione. La pietra naturale, disponibile in natura ed estratta da una cava, viene utilizzata senza che ne venga alterata la struttura fisico-chimica originaria; si distingue dalla pietra artificiale che ne simula l’aspetto, ma è costituita da un aggregato di materiale minerale o resinoso con l’aggiunta di sabbie e frammenti lapidei, sagomato in stampi atti a riprodurre le forme desiderate.

Generalità e cenno storico

Il termine pietra, usato in passato nella classificazione mineralogica per indicare minerali compatti non aventi splendore metallico né aspetto salino, ha perduto poi ogni significato scientifico. Accompagnato da determinazioni riferite ad alcune caratteristiche esteriori, all’uso o al luogo d’origine, serve ad indicare singole qualità di roccia, ad esempio pietra d’Istria, pietra serena, pietra leccese, pietra forte, eccetera.
Il campo delle applicazioni tecniche della pietra naturale si può ricondurre a due tipi di usi: come materiale da costruzione di strutture murarie (murature, volte, archi, eccetera), e come rivestimento delle stesse, sia con piano di posa verticale (rivestimenti) che orizzontale (pavimentazioni).
I sistemi utilizzati per tali applicazioni possono distinguersi in due categorie: la pietra naturale rozza, o grezza, e la pietra lavorata, o concia. La prima è stata utilizzata dalle civiltà preistoriche per realizzare le prime opere murarie o, sotto forma di monoliti, per elevare monumenti a destinazione funeraria o rituale come i dolmen, i cromlech e i menhir.
Più tardi, è stata generalmente usata solo come elemento strutturale interno alle murature, mischiata assieme a materiali agglomeranti, che vi si legassero (malte di calce o di cemento). Tale utilizzo, che presuppone la presenza di una finitura esterna (intonaco, rivestimento in pietra o altro materiale), conobbe una straordinaria diffusione in epoca romana. La pietra naturale lavorata, ricondotta cioè a elementi combacianti tra di loro attraverso la riduzione in forme geometriche rispondenti alle funzioni costruttive e architettoniche desiderate, comparve nelle età dei metalli e venne principalmente impiegata nella costruzione di strutture murarie.
In seguito, ogni civiltà ha contribuito all’evoluzione delle tecnica muraria nel tempo, in relazione alle diverse esigenze, condizioni ambientali e sociali. Nell’antico Egitto raggiunse già un elevatissimo livello: grandi blocchi in pietra naturale, perfettamente squadrati, furono utilizzati per la costruzione di architetture monumentali che sono arrivate fino a noi. Sull’uso della pietra lavorata si fonda il sistema costruttivo trilitico, codificato nella cultura greca attraverso gli ordini architettonici e ampiamente usato anche in epoca romana, affiancato da strutture originali come quelle dell’arco e della volta. I Romani usarono la pietra da taglio anche come paramento esterno.
Nell’architettura romanica e soprattutto in quella gotica vi fu un uso assai sapiente della pietra concia, lavorata da maestranze molto esperte ed impiegata in ardite strutture. A partire dal Rinascimento, la pietra venne più raramente impiegata come materiale strutturale, ma assunse un ruolo decorativo importante come rivestimento delle parti architettoniche di maggior pregio. Vasto uso della pietra naturale si è fatto nell’architettura rurale e nelle opere di contenimento e sistemazione del terreno, ad esempio nei terrazzamenti.
L’uso della pietra naturale come materiale da costruzione trova applicazioni ancora oggi, pur riscontrando maggior impiego nella realizzazione di elementi isolati o da rivestimento, piuttosto che come mezzo struttivo.

Classificazione e impieghi

La composizione mineralogica, la struttura e il processo di formazione, sono le caratteristiche petrogenetiche, che consentono il riconoscimento della roccia in esame. Le pietre naturali più diffuse in Italia e utilizzate nelle costruzioni, possono essere classificabili in base alle rocce di provenienza: magmatiche, come granito, diorite, gabbro, sienite, porfido, andesite, basalto, trachite; metamorfiche, come fillade, micascisto, quarzite, marmo, calcescisto, serpentinite, anfibolite, gneiss, granulite; sedimentarie, come arenaria, argilla, tufo; calcare, dolomia, travertino.
Vi sono poi una serie di proprietà che determinano gli impieghi più adatti per ciascuna tipologia di pietra naturale e che rivestono importanza anche dal punto di vista commerciale: omogeneità, uniformità, continuità, densità e grado di compattezza; porosità, permeabilità, assorbimento, igroscopicità, imbibizione, durevolezza, gelività; colore, trasparenza; durezza, resistenza alle sollecitazioni meccaniche; aderenza con le malte, potere legante, resistenza agli agenti chimici; lavorabilità, lucidabilità e scolpibilità. L’economicità è legata alla disponibilità del materiale, che riguarda la possibilità di coltivazione, l’accessibilità della cava, ma soprattutto i costi di trasporto tra questa e il luogo di utilizzo.
In base al comune lessico commerciale, per pietra si intendono le rocce compatte o porose, non lucidabili (ad esempio basalto, trachite, arenaria, tufo, quarzite); per graniti si intendono rocce resistenti di natura silicatica, lucidabili (granito, porfido, gabbro, diorite); per marmi, rocce compatte di natura carbonatica, lucidabili; per travertini, rocce porose e con cavità, lucidabili.

Lavorazione

Attualmente, tutte le lavorazioni, eccettuata l’attività di scultura, vengono effettuate con l’ausilio di macchinari che garantiscono maggior velocità e sicurezza rispetto alle tecniche manuali, praticate fino alla metà dell’Ottocento. Le operazioni si distinguono in divisione, sbozzatura e finitura. Per la divisione dei blocchi già cavati si usano cunei, battuti da una mazza in file di fori paralleli appositamente scavati o seghe, a denti oppure senza denti, in cui l’azione di taglio è dovuta al trascinamento di granuli di sabbia. La sbozzatura serve a dare ai pezzi ottenuti la forma desiderata, mediante strumenti costituiti un tempo dalla subbia, dallo scalpello, dalla gorbia. La finitura attribuisce al pezzo l’aspetto definitivo, soprattutto delle superfici in vista. In passato, si usavano la subbia fine, la martellina, la bocciarda e lo scalpello, oggi in prevalenza sostituiti da attrezzi meccanici.

Bibliografia

Acocella A., L’architettura di pietra. Antichi e nuovi magisteri costruttivi, Firenze 2004; Blanco G., Manuale di progettazione. Marmi e pietre, Roma, Mancosu, 2008; Girasante F., Potenza D. (a cura), Dalla pietra all’architettura, Foggia, 2006; Rodolico F., Le pietre delle città d’Italia, Firenze, 1952.

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