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Disegno architettonico

Studi per la ricostruzione della City di Londra, G. Cullen, 1950.
Studi per la ricostruzione della City di Londra, G. Cullen, 1950.

Definizione-Etimologia

Dal latino designare, tracciare, indicare con il segno. In generale qualsiasi rappresentazione eseguita tracciando linee o segni su una superficie e avente per oggetto lo studio, la descrizione o il progetto dell’architettura. A volte il disegno architettonico viene impropriamente distinto dal “disegno dell’architettura”, ritenuto talora più generico e meno tecnicamente codificato.

Per estensione del suo significato di progetto, con disegno si intende anche un proposito, un’intenzione, un programma, un’idea. È soprattutto nel campo dell’architettura che i diversi significati si avvicinano: disegno e architettura costituiscono infatti un binomio quasi inscindibile nella storia della civiltà. Il disegno ha l’architettura come ambito applicativo privilegiato e l’architettura necessita del disegno in ogni suo aspetto progettuale, analitico e descrittivo. Anche quando il disegno sembra non avere altro obiettivo che la semplice raffigurazione di un aspetto della realtà, nel suo apparire o nel suo farsi, tuttavia orienta sempre l’attenzione su quell’aspetto, o propone un modo soggettivo di intenderlo, o lo descrive indirizzandone l’interpretazione e condizionandone il giudizio; in ogni caso sostituisce deliberatamente al fenomeno una sua sintesi interpretativa. È quindi lo schema logico attraverso il quale si cerca di dare significato all’insieme complesso di apparenze che si presentano all’osservazione.

Nel disegno architettonico confluiscono diversi generi di elaborati: disegno geometrico è quello esatto, costruito secondo le regole della geometria, tradizionalmente con riga e compasso, ma anche con strumenti diversi 
(contrapposto al disegno a mano libera, che si esegue soltanto a mano); disegno tecnico è quello regolato da norme e convenzioni grafiche specifiche dalle quali viene strutturato secondo linguaggi formali privi di ambiguità; disegno industriale o industrial design è quello specificamente rivolto alla produzione in serie di manufatti e ha prevalentemente il significato di progetto; disegno dal vero è il genere da album o taccuino di viaggio in cui si riportano osservazioni e impressioni estemporanee desunte dalla realtà; come disciplina di insegnamento è oggi desueta, anche se didatticamente sempre utile. Disegno animato è quello realizzato con successione rapida di immagini per dare il senso del movimento. L’animazione è oggi tecnica rappresentativa consueta nella computergrafica e aggiunge la dimensione temporale alle tre dimensioni fisiche della realtà rappresentata.

Genesi proiettiva

Il disegno è generalmente la rappresentazione bidimensionale di una realtà appartenente a uno spazio tridimensionale e consiste nella sua riduzione alle forme apparenti così come sono percepibili da un

osservatore vicino o lontano. Esso comprende ogni possibile estensione di queste condizioni percettive, vale a dire tutte le condizioni di reciproca posizione tra l’osservatore, la superficie di rappresentazione
e la realtà rappresentata (geometria descrittiva), ma anche tutte le forme di rappresentazione figurativa o astratta della realtà nelle quali sia riconoscibile, per somiglianza, per analogia o per logica ricostruttiva, un suo aspetto percettivamente significativo. Comporta di necessità la perdita di una dimensione nel processo di trasposizione sintetica dei dati dall’oggetto all’immagine. Il recupero di tale informazione è poi compiuto attraverso l’introduzione nella rappresentazione di indizi di scorcio prospettico (scorcio e prospettiva), ovvero di simbolismi grafici di varia natura.

Nel disegno architettonico il senso del rapporto percettivo tra spazio e rappresentazione è particolarmente presente, essendo l’architettura una manifestazione della realtà nella quale l’insieme delle proprietà tridimensionali assume valore essenziale. Ed è infatti nell’attività progettuale che il disegno diventa insostituibile processo di simulazione a sostegno del pensiero; è addirittura una sua estensione, e ha il compito di renderlo operativo, consentendo di eseguire sull’immagine le stesse elaborazioni che dovrebbero essere realizzate nello spazio. Il disegno funge così da supporto temporaneo dell’immaginazione, nel quale le idee possono formularsi e rappresentarsi con chiarezza per poi permettere allo schema che le descrive di essere a sua volta osservato e analizzato. Con il disegno si compie così un ciclo nel quale l’idea si tramuta prima in modello grafico, sul quale sono possibili elaborazioni e modifiche, quindi viene di nuovo percepita come simulazione di una realtà esterna, per essere infine compresa in una nuova e più ricca sintesi intellettiva.

La stretta connessione, stabilitasi con l’evoluzione naturale degli organismi, tra pensiero e visione, vale a dire l’esistenza di una sorta di primato del pensiero visivo nell’operatività concreta dell’uomo, ha comportato un ruolo egemone dell’immagine bidimensionale nella comprensibilità dei fenomeni tridimensionali. La loro riduzione a figure piane ne semplifica spesso il livello di complessità e rende più accessibili gli atti progettuali che su di essi si intende compiere. Sempre ne razionalizza l’analisi, ne agevola la comunicazione e ne discretizza utilmente le procedure di intervento.

Il disegno architettonico come sintesi di rilievo e progetto

Nella condizione contemporanea sembra dissolversi la tradizionale distinzione tra disegno inteso come rilievo, vale a dire come registrazione di una realtà, e disegno inteso come progetto, vale a dire come elaborazione di una proposta; infatti le due accezioni, in quanto parimenti funzionali alla costruzione di modelli
interpretativi, si presentano entrambe come ipotesi critiche di conoscenza.

L’operazione del rilevare è mossa infatti da un atto interpretativo, non può perciò essere indifferente alle posizioni culturali che influenzano il giudizio e si pone necessariamente come espressione critica. D’altra
parte il progetto non è mai interamente libero, né nelle sue manifestazioni formali né, tantomeno, nei suoi contenuti, ma è condizionato dall’ambiente e dalla cultura che lo determinano; non può perciò esprimersi se non attraverso quegli stessi segni grafici codificati che sono l’abituale strumento di conoscenza e comunicazione in ogni forma di civiltà.

La separazione tra un rilievo essenzialmente volto alla documentazione e un progetto essenzialmente volto all’invenzione perde così valore ontologico e resta atteggiamento intenzionale liberamente scelto dall’operatore, nelle diverse condizioni applicative, sulla base delle proprie convinzioni e interessi.

Cenni storici

Sulla nascita del disegno non vi sono posizioni concordi: per taluni l’origine va cercata nella magia, intesa come primitiva forma di conoscenza (rappresentare è creare un doppio), per altri nella decorazione (rappresentare è copiare il bello), per altri ancora nella funzione operativa dell’immagine (rappresentare è simulare un’azione o un luogo). Lo studio del disegno architettonico orienta a ritenere quest’ultima origine come la più pertinente. È di E.H. Gombrich la convinzione che le prime immagini siano soprattutto qualcosa “da usare”. I primi disegni in cui figurano rudimenti di costruzioni non sembrano infatti avere valore magico né funzioni estetiche; sono invece descrizioni di luoghi e oggetti sui quali si era presentata la necessità di costruire ragionamenti. Tali sono le figure rupestri di Naquane in Valcamonica (circa 15.000 a.C.), le incisioni tettiformi di Font de Gaume, in Dordogna (10.000 a.C), che sono schemi grafici per programmare propositi operativi sulla base dell’esperienza sensibile.

I primi disegni di architettura compaiono con l’inizio della civiltà stanziale e rappresentano schematizzazioni tipologiche della capanna o della casa primitiva, rivelando già, fin dall’inizio, la loro vocazione a essere il luogo del progetto, ma anche della comunicazione di forme e di azioni.

Stabilito un rapporto biunivoco tra rappresentazione e realtà, culturalmente accettato e funzionalmente efficace, il disegno dell’architettura non subisce metamorfosi concettuali consistenti per molti millenni, se non nelle oscillazioni degli interessi delle culture che ne fanno uso, più o meno attinenti alle apparenze della realtà, e che possono dar luogo a codici espressivi diversamente riferiti a segni simbolici generalmente di tipo convenzionale ovvero iconici o mimetici, conformemente alle consuetudini linguistiche delle diverse epoche storiche.

Dalle forme in cui appare nei primi esempi egizi, già a un alto livello qualitativo, si conserva a lungo senza sostanziali progressi, né dal punto di vista espressivo, né da quello geometrico-proiettivo. È irrobustito, nell’ambito della cultura greca, dal supporto della geometria euclidea, ma non ne conseguono significativi mutamenti nell’applicazione al progetto di architettura, spesso supportato da operazioni di tracciamento grafico eseguite in opera.

Nella cultura occidentale la situazione perdura fino al diffondersi della prospettiva, agli inizi del 1400, quando la regola geometrica sottesa al processo di proiezione che dà luogo alla rappresentazione sposta l’evoluzione del disegno dal piano intuitivo a quello geometrico-matematico, sul quale resta collocato fino ai nostri giorni. La prospettiva mette anche al centro degli interessi del disegno la rappresentazione dello spazio architettonico, finalmente accessibile in modo scientifico, e inizia a svolgere un ruolo essenziale nella progettazione e nella concezione di architetture sempre più evolute. Può in tal senso anche parlarsi, in questa fase, di un vero e proprio dominio del disegno sulle altre arti.

Successivamente il disegno accompagna l’architettura senza farsene esplicitamente elemento trainante: nel Manierismo, nel Barocco, come nel periodo Beaux Arts e fino al Movimento Moderno, architettura e disegno procedono di pari passo nella ricerca figurativa. La figura di Le Corbusier è rappresentativa della completa fusione tra disegnatore e progettista.

Il perfezionarsi delle procedure grafiche e l’estendersi delle stesse capacità rappresentative sembrano trasferire poi gradatamente, nel secolo scorso, i valori dell’architettura dalla sua concreta realizzazione alla sua concezione preliminare attraverso disegni. In questo cambiamento un ruolo fondamentale svolge l’influenza degli avanzamenti tecnologici, che impongono rappresentazioni sempre più complesse, e anche figurativamente più complete e valutabili in ogni loro aspetto. Singolare è poi la complessa esperienza della cosiddetta “architettura disegnata” che, negli anni Sessanta-Ottanta del Novecento propone, una rivisitazione intellettuale di stilemi spesso desunti dalla storia.

Ma un salto qualitativo confrontabile con l’introduzione della prospettiva è solo quello che si determina alla fine dello scorso secolo con l’avvento dell’informatica. La velocità di esecuzione e la complessità concettuale degli elaborati consentiti dal computer crescono oggi in modo esponenziale, espandendo oltre ogni previsione i relativi ambiti applicativi; al tempo stesso la possibilità di costruire modelli tridimensionali, e di elaborarli con procedure automatizzate, rende accessibili nuove frontiere inventive e libera il progetto da qualsiasi vincolo rappresentativo, sembra trasferire alla computergrafica ogni precedente strumento e consuetudine costruttiva del disegno architettonico.

Bibliografia

Brusatin M., Storia delle linee, Torino 2001; Docci M., Manuale di disegno architettonico, Roma Bari 2007.

 

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