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Immateriale

Londra, Crystal Palace; arch. J. Paxton, 1851 (fotografia P.H. Delamotte, 1854). Rimontato a Levisham e distrutto da un incendio nel 1936.
Londra, Crystal Palace; arch. J. Paxton, 1851 (fotografia P.H. Delamotte, 1854). Rimontato a Levisham e distrutto da un incendio nel 1936.

Definizione – Etimologia

Dal latino tardo in e materialisIl concetto di “immaterialità” in opposizione al concetto di “materialità” appare in architettura fin dalla seconda metà dell’Ottocento. Il Crystal Palace costruito a Londra da John Paxton nel 1851 è un opera che segna l’inizio dell’uso estensivo di superfici vetrate nelle costruzioni. L’immaterialità, tuttavia, diviene nel tempo un concetto che va oltre l’utilizzo di un materiale più o meno trasparente e si declina sempre di più al modo di percepire lo spazio, alla sua indeterminatezza, alla complessità, al suo essere cangiante, sensibile e incerto, alla sua dinamicità, densità, deformabilità, al suo volume fisico.

Generalità

La luce naturale e artificiale è uno dei materiali “immateriali” in architettura: “Variare l’intensità luminosa […] esaltare la differenza tra le tessiture materiche guardando alla pittura, o attenuarle come se l’architettura fosse fatta di una sola sostanza […] è la componente più immateriale dell’architettura. (Hill 2006).
In un lavoro a stampa dal titolo Immaterial Architecture Jonathan Hill, docente al College University London, ha posto il problema della crescente rilevanza, in architettura, di aspetti che riguardano la superiorità delle idee sulla materia e della forza concettuale che il disegno e il progetto esprimono rispetto all’esito costruito dello spazio e delle superfici. Queste ipotesi costituiscono un’interessante opportunità per continuare a ragionare sulla teoria e sulla pratica architettonica in relazione al concetto di immaterialità.
Molto spesso all’idea di immaterialità in architettura viene associato anche il concetto di effimero: un esempio interessante su questa linea è il progetto del 1959 L’Architecture de l’air dell’artista nizzardo Yves Klein e dell’architetto parigino Claude Parent, messo in mostra all’Espace de l’art concret di Mouans-Sartoux. Nel 1959, in occasione di una conferenza alla Sorbona di Parigi, Klein afferma: “Al centro del progetto c’è un’architettura fatta di un elemento immateriale come l’aria: muri di fuoco, muri d’acqua, sono con il tetto d’aria, i materiali per costruire una nuova architettura. Con questi tre elementi classici fuoco, aria e acqua, la città di domani sarà costruita, flessibile, spirituale e immateriale” (Piccardo 2013). Questo tipo di sperimentazione va inquadrata storicamente nella produzione utopica della fine degli anni ’50, parallelamente a quella di Constant Nieuwenhuys (New Babylon) e Yona Friedman (L’architecture mobile) sperimentazioni di città nomadi e città ludiche dalle cui linee sperimentali deriveranno una serie di successive elaborazioni teoriche sulle utopie urbane negli anni ’60.
Il progetto del paesaggio o dello spazio pubblico rappresentano un ulteriore aspetto che, spesso con qualche tendenziosità e con qualche grado di retorica, si associa all’immaterialità in architettura. Il fatto che in un progetto non siano presenti volumi di cubatura (o lo siano molto parzialmente), non significa che i volumi non siano stati implicati, ad esempio sottoterra. Questo tema è ampiamente descritto nel volume Architettura Grado zero di Aymonino e Mosco. Sul sito del collettivo di ricerca Gizmo è presentato il progetto di riqualificazione di plaza Domingo Gascón a Teruel (Spagna): il disegno di sezione, in particolare la parte interrata del progetto, dimostra la “materialità” del progetto rispetto all’apparente immaterialità dell’intervento soprastante della piazza e del parco (Ferorelli 2014).

Bibliografia

Aymonino A., Mosco V.P., Spazi pubblici contemporanei: architettura a volume zero, Skira, Milano, 2006; Ferorelli R., Dall’architettura a volume zero alle piazze in volume. Verso l'”edificio superpubblico”, 2014 (http://www.gizmoweb.org/2014/03/dallarchitettura-a-volume-zero-alle-piazze-in-volume-verso-ledificio-superpubblico/); Hill J., Immaterial Architecture, Routledge, Oxford, 2006; Neri G., Zoffoli P., L’architettura dell’immateriale, CLEAR, Napoli, 1992; Piccardo E., Un dialogo immateriale, in «Domus», Milano, 2013 (http://www.domusweb.it/it/arte/2013/05/3/klein_parent_un_dialogo_immateriale.html); Purini F., Comporre l’architettura, Laterza, Roma-Bari, 2000, p. 116.


 

 

 

 

 (http://www.domusweb.it/it/arte/2013/05/3/klein_parent_un_dialogo_immateriale.html)

 

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