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Disegno tecnico

Forma Urbis Severiana, frammenti della pianta di Roma incisa su marmo al tempo di Settimio Severo.
Forma Urbis Severiana, frammenti della pianta di Roma incisa su marmo al tempo di Settimio Severo.

Definizione

Rappresentazione di un oggetto in un piano (sia esso un foglio di carta o lo schermo di un computer), avente finalità conoscitiva, progettuale o costruttiva, utilizzata per la definizione e il controllo di tutte le sue parti e per la sua comunicazione grafico-descrittiva.

Il disegno tecnico usa un linguaggio grafico codificato che fa capo a una serie di normative e convenzioni; partendo da una premessa astratta, la proiezione all’infinito, sezione e ribaltamento di un piano di sezione sull’altro, esso deve tradursi concretamente in uno strumento rigoroso in quanto destinato, per lo più, a regolare i rapporti tra tutti gli attori interessati a qualsivoglia costruzione, in maniera tale che l’opera risulti conforme al progetto. Il disegno tecnico è anche utilizzato per rappresentare un oggetto esistente, opportunamente rilevato; nella restituzione grafica del rilievo si fa riferimento a convenzioni, codici e simbologie consuete per la descrizione dell’insieme così come dei dettagli. I risultati grafici dell’operazione, chiunque li compia, devono essere assolutamente identici, basandosi su principi di scientificità e su norme esplicite e condivise.

Le rappresentazioni generate mediante proiezioni ortogonali (piante, prospetti e sezioni) sono, di norma, quelle riconducibili al disegno tecnico comunemente inteso; a queste, si affiancano anche rappresentazioni in prospettiva lineare o anche parallela (assonometria), quando si rende necessaria una descrizione delle componenti dell’oggetto rapportate tra loro nello spazio.

Norme e convenzioni grafiche utilizzate nel disegno tecnico sono l’esito di una tradizione maturata nel tempo e in continuo aggiornamento, in funzione del progredire della tecnica, dei metodi di esecuzione dei disegni e dei metodi di riproduzione; tale normativa è regolamentata nei diversi paesi da appositi enti, come l’UNI (Ente Nazionale Italiano di Unificazione) in Italia, l’AFNOR (Association Francaise De Normalization) in Francia, il BSI (British Standards Institution) in Gran Bretagna e il DIN (Deutsches Institut für Normung) in Germania. Le norme, oltre a fare riferimento alle specificità nazionali, tengono conto anche delle raccomandazioni di un apposito organismo internazionale, l’ISO (International Organization for Standardization), fondato nel 1946.

Le norme UNI per il disegno tecnico riguardano numerosi argomenti, tra cui:

  • il formato dei fogli da disegno;
  • la disposizione del disegno e delle iscrizioni sui fogli e la loro piegatura;
  • i caratteri e le cifre;
  • le scale dimensionali;
  • i tipi e le grandezze delle linee;
  • i metodi di rappresentazione;
  • la rappresentazione dei materiali in sezione;
  • le linee di misura e di riferimento;
  • le quote e la loro disposizione.

Storia

Già nel trattato De architectura libri decem di Vitruvio (ca. 27 a.C.) si parla di un sistema codificato di rappresentazioni ad uso dell’architetto (ichnographia, orthographia e scenographia), come testimoniato anche da reperti come la Forma Urbis Severiana (pianta incisa su marmo che documenta la topografia della città di Roma al tempo di Settimio Severo), contenente una nutrita serie di simbologie che trovano corrispondenza con quelle ancora oggi in uso.

Di disegno tecnico si può parlare anche per quanto riguarda i progetti delle cattedrali gotiche (XIII – XIV sec.), improntati sul proporzionamento geometrico e sul rigore delle rappresentazioni ortogonali. Simbologie e convenzioni sono presenti anche in molti disegni del XVI secolo, sia riferibili a progetti veri e propri che a rilievi dell’esistente, con uso di codici sia grafici che cromatici. Per quanto il disegno tecnico venisse appreso con la pratica di bottega e per questo soggetto a diverse consuetudini, notevole influenza ebbero le illustrazioni presenti nella trattatistica del XVI secolo, con la loro sintesi grafica indotta dai rudimentali mezzi della tecnica incisoria per la stampa.

Nel XVII secolo si possono rintracciare le radici di quei criteri di normalizzazione che vedono nell’insegnamento accademico un tramite quasi ininterrotto tra il linguaggio grafico del Seicento e quello del nostro secolo. Poche concessioni vengono fatte al disegnatore di bottega, il quale, dovendo attenersi in maniera scrupolosa a determinati codici grafici utili soprattutto a un’agevole comprensione del progetto architettonico, garantisce anche, in questo modo, quella professionalità che viene man mano sempre più richiesta alla figura dell’architetto e al suo studio. Un ruolo centrale nella diffusione del “principio di autorità” e della “convenzione” in Italia è quello svolto dalle Accademie artistiche, specie con l’introduzione dell’insegnamento dell’architettura, nella seconda metà del XVII secolo.

Sarà grazie all’apporto di Gaspard Monge sul finire del XVIII secolo, con la codificazione degli studi sperimentali precedenti in quella che, d’ora in poi, sarà definita geometria descrittiva, che il disegno progettuale convenzionale per la rappresentazione di qualsiasi oggetto, a finalità costruttiva, diviene processo scientifico e linguaggio universalmente comprensibile e fruibile. Monge conferisce fondamento scientifico alla rappresentazione, elevando il disegno a codice di notazioni grafiche comunemente decodificabili, e nello stesso tempo, fa in modo che i fondamenti geometrici del disegno diventino una forma di alfabetizzazione popolare per l’insegnamento e la nobilitazione dei mestieri, così com’era richiesto dall’ideologia illuminista.

Nel corso di gran parte del XX secolo, il disegno tecnico non ha subito sostanziali mutamenti; condizionato dagli strumenti di disegno a china (rapidograph) e dalle tecniche di riproduzione cianografica ed eliografica, il disegno tecnico ha visto prevalere il disegno in bianco e nero e le simbologie grafiche “a punta di penna” piuttosto che la codificazione cromatica insegnata presso le Accademie artistiche (sedi di formazione degli architetti) durante il XIX secolo e fino al primo ventennio del Novecento.

La successiva diffusione degli strumenti informatici e quindi del CAD (Computer Aided Design) e delle stampanti (laser e a getto d’inchiostro) ha consentito, negli studi professionali, un ritorno anche all’uso del colore nel disegno tecnico, in virtù della sua immediatezza e facilità di lettura nella decodifica delle informazioni, divenute sempre più numerose e complesse (come nel caso degli elaborati tecnici relativi all’impiantistica e allo studio di materiali e rivestimenti). La disponibilità, nei software CAD, di palette da cui richiamare retini grafici già predisposti, riferiti alle simbologie dei materiali indicate dalle convenzioni vigenti, ha notevolmente favorito una omologazione del linguaggio grafico ad uso dei disegnatori tecnici e, quindi, una più ampia comprensione degli elaborati prodotti. Sebbene il disegno tecnico, nei suoi esiti ultimi (il disegno su carta), non sembra aver subito sostanziali cambiamenti nel tempo, bisogna sottolineare come sia, invece, mutata profondamente attraverso il disegno informatico, la modalità operativa del suo farsi, dal momento che il concetto di scala di rappresentazione non rappresenta più un rigido condizionamento aprioristico (si disegna in scala 1:1), bensì un dato estremamente adattabile alle diverse esigenze dettate dalla stampa.

Bibliografia

Monge G., Géométrie Descriptive. Leçons donnés aux école normales l’an III de la Republlique, Paris 1796; Taton R., L’ouvre scientifique de Monge, Paris 1951; Guenzi C. (a cura), L’arte di edificare. Manuali in Italia 1750-1950, Milano 1981; Musmeci S., La TorreC., Disegno architettonico esecutivo, Roma 1983; Ente Nazionale Italiano di Unificazione, Disegno Tecnico. Linguaggio, codici e metodi di rappresentazione per l’edilizia, Milano 2006.

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