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Ippodamea, urbanistica

Definizione

Al nome di Ippodamo di Mileto è legata la pratica di immaginare ma anche pianificare città, che ha finito con il comprendere, per i moderni, aspetti diversi, spesso al di là di quanto sia consentito alla luce di un rigoroso esame filologico delle fonti.

Fonti

La nostra conoscenza del Milesio dipende dal riassunto che Aristotele nella Politica (1267b, 22) fece del suo trattato, segnalandosi per questo, dice Aristotele, come il primo pensatore politico che non fu anche uomo politico. Siamo nel pieno del V secolo a.C., epoca caratterizzata da produzione letteraria mirata a teorizzare pratiche antiche trasmesse empiricamente.
Ippodamo era noto per aver scritto un trattato nel quale immaginava la città ideale con le classi sociali, i tribunali, l’esercito e i doveri da definire allo scopo di ottenere il bene comune. Ma certamente una parte del suo scritto si occupava di esperienze pratiche, di pianificazione urbana. Dopo averlo ricordato come colui che “inventò la divisione delle città ed apparecchiò il Pireo per gli Ateniesi”, in un altro passo della Politica (1330b, 21) Aristotele parla di “maniera ippodamea” (hippodameios tropos) di disporre le case. Dunque ci troviamo di fronte a una personalità complessa, un pensatore, ma anche un pratico organizzatore dello spazio urbano e di una maniera nuova di concepire la città, se persino Aristotele, che non ha per lui simpatia, chiama la maniera in voga ai suoi tempi “nuova ed ippodamea”. Alla luce delle ricerche recenti sembra chiaro che l’espressione sia riferibile al fatto che fu il primo a scriverne, affrontando il problema sul piano teorico.
Ora, se un’idea, pur vaga, si può avere dell’utopia ippodamea, la comprensione del modo di pianificare città nel senso pratico è affidata solo all’archeologia.
L’opera che valse ad Ippodamo celebrità e che rimase a lungo legata al suo nome fu il Pireo, sulla cui cronologia permane qualche perplessità. La critica è concorde oggi nel ritenere la pianificazione del Pireo una realizzazione della metà del V secolo a.C.
Il gravitare di Ippodamo nella cerchia periclea spiegherebbe anche la quasi certa partecipazione alla spedizione in Italia, quando nel 444 a.C. Pericle promosse la rifondazione di Sibari che prese il nome di Thuri. Infine, Strabone (XIV 2, 9) dice che Rodi (città fondata per sinecismo nel 408 a.C.) era stata progettata dallo stesso architetto che aveva realizzato il Pireo. L’affermazione ha prodotto dapprima un certo scetticismo, per ragioni cronologiche, ma la notizia è ora accolta favorevolmente.

Aspetti della città ippodamea

Per queste ragioni, evitando di attribuire a Ippodamo, solo per ipotesi basate su similitudini, impianti che non ha mai realizzato, per avere una vaga idea della sua urbanistica dobbiamo basarci sul Pireo, su Thuri e su Rodi.
Ne sortisce, per quanto ne sappiamo, la dominanza di vie larghe (plateiai) fino a 100 piedi (29,50 m) che s’incrociano ad angolo retto generando grandi maglie a loro volta suddivise da strade strette (stenopoi) sì da realizzare un fitto reticolo urbano nel quale un’attenzione particolare era prestata alle condizioni igieniche e alla disposizione degli spazi pubblici, che forse il Milesio arrivò persino a disegnare, se l’agora del Pireo si chiamò hippodameia.

Bibliografia

Castagnoli F., Ippodamo di Mileto e l’urbanistica a pianta ortogonale, Roma, 1956; Greco E., Ippodamo e l’urbanistica di Thurii, in Atene e la Magna Grecia dall’età arcaica all’Ellenismo. Atti del XLVII Convegno di Studi sulla Magna Grecia, Taranto, 27-30 settembre 2007, Napoli, 2008, pp. 281-86;
Hellmann M.-CH., Hippodamos, in Künsterlexicon der Antike, tomo I, München-Leipzig, 2001, ad vocem; Shipley G., Little Boxes on the Hillside: Greek Town Planning, Hippodamos, and Polis Ideology’, in Hansen M.H. (a cura), The Imaginary Polis, in «Acts of the Copenhagen Polis Centre», vol. 7, Copenhagen, 2005, pp. 335-403.

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