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Contrazione angolare

Figura 1362 | Contrazione Angolare | Storia

Definizione – Etimologia

Soluzione adottata in madrepatria greca per risolvere il conflitto angolare nato con la litizzazione dell’ordine dorico e il conseguente ridimensionamento di architrave e colonne, con la perdita di corrispondenza dimensionale fra altezza del triglifo e spessore dell’architrave e l’impossibilità di porre il triglifo sia in asse con la colonna che all’angolo di una peristasi.

Tipologie risolutive

Rapportare l’ampiezza del triglifo allo spessore dell’architrave avrebbe significato alterare le proporzioni dell’ordine e la traslazione all’interno dell’architrave avrebbe generato problemi statici. La soluzione vitruviana di porre il primo triglifo in asse con la colonna e in angolo una parte di metopa pari alla metà della differenza fra larghezza del triglifo e spessore dell’architrave (v. disegno b della figura) è sconosciuta al mondo greco, ma nota a quello romano.
Rara in Grecia, ma diffusa in Occidente, è invece la soluzione che pone il primo triglifo in angolo ampliando l’ultima metopa della stessa misura della soluzione precedente.
La contrazione angolare adottata in madrepatria greca consiste nel recuperare la metà della differenza tra ampiezza del triglifo e spessore dell’architrave, contraendo l’interasse d’angolo e lasciando invariato il fregio.
Il sistema detto “doppia contrazione angolare” fu elaborato nelle Cicladi e adottato in Occidente e consiste nel ripartire l’eccedenza tra gli ultimi due intercolumni angolari, limitando la percezione della contrazione ma disallineando due colonne dai triglifi corrispondenti.

Bibliografia

Rocco G., Guida alla lettura degli ordini architettonici antichi, I. Il Dorico, Napoli, 1994, pp. 49-52.

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