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Fontana

Roma, Foro Romano, resti della fontana pubblica Lacus Iuturnae con un bacina quadrato rivestito di marmo.
Roma, Foro Romano, resti della fontana pubblica Lacus Iuturnae con un bacina quadrato rivestito di marmo.

Definizione – Etimologia

Dal latino tardo aqua, fontana acqua di fonte. In origine, il termine designava una sorgente naturale. In seguito, si afferma l’accezione di apprestamento o composizione architettonica o scultorea, o l’una e l’altra insieme, destinata a ricevere dell’acqua e a regolarne la distribuzione. La funzione prevalente di una fontana può essere utilitaria, come quella di fornire acqua alla popolazione, o come lavatoio o abbeveratoio, oppure estetica, quale quella di adornare luoghi urbani, chiostri o parchi. In una fontana gli elementi architettonici e scultorei possono contribuire in diverso grado alla composizione; l’acqua in sé, modulata in getti e cascate, costituisce un elemento plastico e dinamico talora di primaria importanza. Inoltre, grazie ai recenti sviluppi dell’illuminotecnica, la luce e il colore hanno ampliato ulteriormente la gamma espressiva dell’arte fontaniera.
È difficile tracciare una classificazione delle fontane per via della grande varietà di forme ed elementi; oltre alla citata distinzione funzionale, è possibile distinguere tra fontane isolate e fontane addossate a una parete naturale o architettonica.

Storia e tecnica

La fontana in epoca antica
Lo sviluppo della tecnica di realizzazione delle fontane è legato al progresso dell’idraulica, scienza nota nell’antichità classica e trattata negli studi di Archimede, nella Pneumatica di Erone di Alessandria, nonché nei trattati di Vitruvio e di Frontino. In antichità le fonti naturali, ritenute dono divino o identificate con la divinità stessa, erano considerate luogo di culto. La fontana era costituita dall’orifizio rupestre da cui l’acqua scaturiva. Era di questo tipo la famosa fonte di Apollo a Cirene. La protome leonina è la prima forma data in antichità alla bocca di fontana ed è tipica nel mondo classico.
La Grecia arcaica offre qualche testimonianza di fontana a tholos, come la fonte Burinna a Coo o quella a Syllion in Panfilia. Raffigurazioni di fontane pubbliche cittadine in Grecia datano a partire dal VII secolo a.C., e mostrano il tipo a semplice protome leonina a parete, da cui l’acqua fluisce in una vasca, oppure il tipo a pilastro, con una o due bocche e rispettive vasche. Progressivamente, le fontane assumono rilevanza monumentale, provviste spesso di un avancorpo e di molteplici bocche e vasche, e costituiscono elemento di distinzione delle città dai semplici villaggi. La più celebre fontana di Atene era la Callirroe, di ubicazione incerta, descritta come un piccolo edificio; a Corinto erano note la Pirene e la Glauce, mentre a Delo la κρήνη Μυνόν (V secolo a.C.) aveva una facciata con sei colonne doriche.
È nelle città ellenistiche che la fontana assume le sue più monumentali manifestazioni: le fontane di Magnesia e di Efeso erano provviste di un fronte architettonico, così come la fonte Ialisia di Rodi (IV secolo a.C), preceduta da un portico di colonne doriche. Nell’Oriente ellenistico la fontana monumentale si dota di un ampio fronte a più ordini di colonne che ricorda le scaenarum frontes teatrali, adorno di nicchie, sculture, edicole, timpani e absidi; questo tipo è detto ninfeo, forse per l’analogia delle fontane absidate con le sorgenti in grotta, consacrate al culto delle ninfe. Grandiosi erano i ninfei di Mileto (con fronte a tre piani), di Side, Selge, Kremna, Salgasso e Perge; il più imponente era però quello di Antiochia, che dominava con la sua mole una importante via urbana. Nelle abitazioni private del mondo ellenistico la fontana è un’eccezione e denota particolare lusso.
In Italia, Marzabotto offre l’unico esempio di fontana etrusca, a due semplici vasche di pietra calcarea. A Roma i più noti resti di fontane pubbliche sono il lacus Iuturnae, nel Foro Romano, a bacino quadrato rivestito di marmo, e la Meta Sudans, presso il Colosseo, un cono in muratura con un grande saliente a più getti. A Pompei piccole fontane pubbliche, formate da una vasca rettangolare con pilastrino provvisto di protome, erano disposte ai crocicchi delle vie. Anche nel mondo romano venivano eretti ninfei monumentali: a Roma vi era il Settizonio di Settimio Severo, a sette piani, demolito per ordine di Sisto V, e grandiosi ninfei sorgevano nelle città romane dell’Africa, come Stora, Tipasa, e Leptis Magna. Celebri erano i ninfei marittimi della villa di Tiberio a Capri, o quelli sui quali prospettava la famosa coenatio Iovis del Palazzo di Domiziano sul Palatino, o ancora quelli della Villa Adriana di Tivoli.

Nell’edilizia privata, fontana con canna (fistula) centrale decorata in forme zoomorfe ornavano atri e peristili di alcune lussuose case pompeiane. Le città vesuviane offrono parimenti esempi di ninfei privati, come quelli nella casa dell’Ancora e in quella di Loreio Tiburtino, a Pompei, o come quelli di alcune abitazioni ercolanesi (ad es. casa di Nettuno e Anfitrite), più modesti, generalmente una piccola abside con frontone, rivestita con paste vitree policrome. Infine, fontane private si trovavano in alcune case ostiensi come l’insula di Diana e le domus di Amore e Psiche, della Fortuna Annonaria e della via della Fontana.

La fontana nel Medioevo, Rinascimento ed epoca moderna
Nel Medioevo la rovina degli acquedotti causò la scomparsa delle fontane, sostituite da semplici pozzi, a eccezione di quelle site nell’atrio di alcune grandi basiliche (come quella nel quadriportico dell’antica S. Pietro). Nel XIII secolo ricompaiono in Italia fontane pubbliche del tipo a parete con lunga vasca, in diretta prossimità delle sorgenti, come la Fontebranda a Siena (1246) o quella delle 99 cannelle a L’Aquila (1272), o del tipo isolato con vasca poligonale o tonda, come la fontana maggiore di Perugia (1278). In epoca gotica numerose fontane vengono costruite nelle principali città europee, spesso del tipo isolato con cuspide centrale; notevoli sono inoltre le fontane delle città arabe e moresche, come quelle dell’Alhambra di Granada.

In epoca rinascimentale e barocca l’arte delle fontane subisce un forte impulso. Col progresso della tecnica nascono veri specialisti, come C. Maccarone e L. Le Clerc, autori delle famose fontane di Villa d’Este a Tivoli. Trattati come Les Raisons del forces mouvantes (1615), di S. de Caus, che aggiornavano le conoscenze antiche in materia, fornirono la base per la formazione dei nuovi fontaniers, capaci di dotare le fontane di dinamismi spettacolari, organi ad acqua ecc. Nelle fontane isolate, come quelle romane dei Fiumi a piazza Navona e del Tritone (entrambe del Bernini), la scultura assume grande importanza, pur non mancando esempi puramente architettonici, come le due fontane di piazza S. Pietro.
Il tipo della fontana addossata a una quinta architettonica o a un pendio terrazzato è tipico di parchi e ville, in cui la fontana fa spesso parte di complessi giochi di scalee, vasche e cascatelle. Evoluzione della fontana addossata è la cosiddetta mostra d’acqua, in cui la vasca si addossa a un prospetto architettonico ad archi: è il caso, a Roma, delle fontane dell’Acqua Felice (1588) e dell’Acqua Paola (1612), di D. e G. Fontana, e della Fontana di Trevi, progettata da N. Salvi nel 1733. Nei grandi complessi barocchi e neoclassici la fontana, provvista di lunghi canali, diviene elemento di disegno di vasti parchi, come a Versailles o alla Reggia di Caserta.

Durante il XIX secolo, nonostante esempi monumentali come la fontana di Place de la Concorde a Parigi e altre in Europa e negli USA, la tradizione delle fontane si avvia al declino e sempre più rare sono le fontane pubbliche nel Novecento. A partire dagli anni ’60 un rinnovato interesse verso la produzione di fontane pubbliche porta alla sperimentazione di forme astratte e minimali, talvolta in relazione con elementi naturali o in associazione con sculture di artisti contemporanei.

Bibliografia
Aronvici C., The Public Fountain in Civic Art, Greenwich, 1946; D’Onofrio C., Le fontane di Roma, con documenti e disegni inediti, Roma, 1962; Fachard S., Eaux et Fontaines dans la Ville, Parigi. 1982; Hoffman G., Modern Foutains, Londra, 1980; Jellicoe S. e G., The Use of Water in Landscape Architecture, Londra, 1971; Perrot G., Chipiez CH., Histoire de l’art dans l’antiquité, III, Parigi, 1903.

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