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Manualistica

Definizione

Insieme articolato e sistematico di testi tecnico-scientifici specialistici e didattici, utili per la divulgazione dei principi del sapere e per la codifica e consultazione di pratiche operative.

Generalità

Nel campo dell’architettura, la manualistica tende ad avere una doppia finalità: la prima attenta alla teoria, ovvero ai processi evolutivi dell’architettura riferiti ai cambiamenti della società, a quelli tipologici e funzionali ed ai progressi tecnologico-produttivi; la seconda attenta alla prassi, ovvero alla raccolta di principi costruttivi e di istruzioni esecutive-guida di supporto alla professione.

Nell’antichità, le limitate pratiche costruttive sono ancorate a poche regole consolidate, tipiche di un contesto storico e culturale che non richiede codifiche. I primi manuali, andati perduti, sono trattazioni greche e romane contenenti regole e principi per edificare le città.

Nel Medioevo, le corporazioni edili custodiscono gelosamente i segreti del sapere pratico e le corrette tecniche costruttive, negandone la divulgazione ed una loro innovazione. Solo tra la fine del XII e la metà del XIII sec., il manoscritto didattico Livre de portraiture di Villard de Honnecourt riporta indicazioni teoriche e schizzi di opere in muratura e di carpenteria. Il disegno tecnico viene, per la prima volta, equiparato ad una disciplina scientifica indispensabile per “lavorare con facilità”.

La prima opera di rilievo dell’antichità di tipo manualistico è il De architettura libri decem, di Vitruvio, in cui l’arte di costruire si combina nelle sue due finalità scientifica e tecnica. L’architetto rappresenta una figura capace di coordinare le conoscenze del processo realizzativo: pratiche, basate sull’esperienza e teoriche, basate sulla capacità organizzative e di osservazione, essenziali per perfezionamenti di tecniche consuete.

Un riferimento a Vitruvio è anche nel De Re Aedificatoria di Leon Battista Alberti: l’architetto è infatti colui che “con metodo sicuro e perfetto sappia progettare razionalmente e realizzare praticamente […] opere che nel modo migliore, si adattino ai più importanti bisogni dell’uomo”, assumendo così, con le sue scelte, un impegno verso la società. Il testo riporta inoltre, una disquisizione teorica sull’architettura: si definisce per la prima volta il concetto di progetto architettonico e di edificio come organismo vivente, in cui ogni parte deve, per funzionare correttamente, accordarsi all’altra.

L’esigenza di libri scritti in lingua volgare incoraggia, nei secoli seguenti, la redazione di testi come quello di Filarete sulla prima città utopica, o sull’architettura militare e l’urbanistica. Lo studio dell’antichità sfocia in trattati sulle regole classiche del Vignola, del Palladio e dello Scamozzi, ripresi in Francia e Inghilterra, mentre un ausilio all’arte di edificare è l’atlante, con disegni ed indicazioni costruttive di Sebastiano Serlio e, successivamente, il Manuale d’Architettura di Branca.

La diatriba fra teoria e pratica, si acuisce nel ‘700 e conduce ad una distinzione tra il ruolo dell’architetto e dell’ingegnere, evidente nelle pubblicazioni di trattati come quello di De Bélidor, di Rondelet e di Navier che rappresentano l’espressione della moderna Scienza delle costruzioni. Ancora nei primi dell’800, i testi didattici di Durand rivelano l’interesse per la teoria, evidente nell’uso delle griglie per il controllo della composizione architettonica, che permane fino alla seconda metà del secolo, soprattutto nei testi stranieri.

La diversa applicazione di materiali come il vetro, il ferro o il cemento armato, insieme ai progressi nell’impiantistica e nelle normative igieniche, rivoluzionano talmente l’arte di edificare dell’800 che l’opera dell’architetto diviene più complessa. Tale complessità richiede conoscenze che non trovano risposta negli scritti del passato, ma in codifiche più attuali che guidano alla “regola dell’arte”, ovvero alla soluzione univoca ad un certo problema, posto in un dato contesto culturale e tecnologico.

Nasce così la manualistica, come quella del Musso e Copperi, del Formenti e del Cattaneo, contraddistinta da una quasi totale assenza di testo e dalla presenza di tavole illustrate, e i tascabili, piccoli testi su temi generici come il Manuale dell’ingegnere di Colombo o di progettazione di Levi o Andreani e specifici come quelli sulla città di Pedrini e Caccia, sulle case popolari di Casari o sulla decorazione di Boito.

Negli stessi anni è tradotto il trattato di Breymann in cui lo studio dei “singoli materiali e delle varie parti costruttive” produce “edifici solidi, durevoli corrispondenti allo scopo per cui furono creati”. Tale testo e il Baukunde des Architekten, contribuiscono alla realizzazione del primo Manuale dell’architetto italiano del Donghi, destinato all’esercizio della professione. Esso pone l’accento sulla necessità di una competenza tecnica assieme ad una conoscenza teorica, integrando l’apporto scientifico con la trattazione di questioni formali e artistiche in cui il disegno è il mezzo per comunicare l’informazione tecnica.

I manuali dei primi del ‘900 sono aggiornamenti dei precedenti, come L’arte moderna del fabbricare pubblicato da Villardi con contributi di Boldi, Albertini e Giovannoni; solo in seguito, l’innovazione delle tecnologie edilizie richiede un loro riesame, spesso senza considerare però il contesto applicativo. Il manuale Costruzione razionale della casa di Griffini segna il passaggio dalla manualistica alla letteratura tecnica. Si tratta di un testo/repertorio di materiali e soluzioni costruttive, soprattutto straniere, riferite a nuovi modelli abitativi.

Nell’Italia post-bellica, sono particolarmente rilevanti alcuni testi come l’Enciclopedia pratica per progettare e costruire del Neufert, ma soprattutto il Manuale dell’Architetto pubblicato dal CNR a cura di Mario Ridolfi e i Particolari costruttivi di Diotallevi e Marescotti. Ambedue guidano l’opera di ricostruzione di quegli anni, ma mentre il primo espone prassi esecutive consolidate, rese comprensibili dal disegno del dettaglio tecnologico, il secondo introduce nuovi metodi di prefabbricazione, anticipando i concetti di standardizzazione, di smontabilità e recupero.

Di fine ‘900 sono il Manuale di progettazione edilizia edito da Hoepli ed Il nuovo manuale dell’architetto di Zevi in cui, accanto a temi tradizionali, si affiancano questioni più attuali come la progettazione accessibile, la progettazione bioclimatica, le norme antisismiche e sulla sicurezza del lavoro e la deontologia professionale. Queste ultime pubblicazioni, segnano il declino della manualistica che vede, a tutt’oggi, solo la produzione di piccole opere monotematiche su materiali, elementi tecnici o sistemi costruttivi. L’incessante innovazione di materiali e tecniche, infatti, rende meno efficace la diffusione dell’informazione attraverso la manualistica, sostituita da reti più veloci che, grazie ai computer, valicano i confini territoriali.

La manualistica è oggi in parte sostituita da un’informazione tecnica fondata su cataloghi e disegni scaricabili dai siti web degli stessi produttori o, da archivi elettronici online che raccolgono, suddivisi per argomento, molteplici informazioni. Necessaria nella professione come pratico aggiornamento, tale informazione non può essere valida nella formazione didattica, caratterizzata da conoscenze teoriche, essenziali per il controllo funzionale, morfologico e costruttivo del progetto.

Bibliografia

Barucci C., Cultura e strumenti del progetto. Manualistica e letteratura tecnica in Italia 1860-1920, Roma, 1984; Donghi D., Prefazione a Materiali, elementi costruttivi e finimenti esterni delle fabbriche, in Manuale dell’architetto, vol. I, parte 1a, Torino, 1925; Grassi G., Progettare razionalmente (il calzolaio e l’architetto), in Leon Battista Alberti e l’architettura romana, Milano, 2007; Sinopoli N.‬, ‪Tatano V., ‬Sulle tracce dell’innovazione. Tra tecniche e architettura, Milano, 2002.

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