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Terra cruda, architettura

Granada (Spagna), Alhambra, gran parte dell'Alcazaba è realizzata in pisè con torri alte anche 15 m risalenti al XIII secolo (2005).
Granada (Spagna), Alhambra, gran parte dell'Alcazaba è realizzata in pisè con torri alte anche 15 m risalenti al XIII secolo (2005).

Definizione

L’architettura in terra cruda è rappresentata da tutte quelle costruzioni, variamente dimensionate ed articolate, ottenute utilizzando come materiale principale essenzialmente la terra così come la si trova in natura. Le particolari caratteristiche naturali di questo materiale, estremamente variabili, hanno influenzato, insieme al contesto geo-climatico, la specificazione di tecniche costruttive diversificate, tutte accomunate dall’esigenza di realizzare edifici solidi e durevoli nel tempo.
“Non c’è tipo edilizio – dalle mura urbane ai mulini a vento – che non sia stato realizzato con questo materiale…» (E. Galdieri, 1982). Accanto alle riconosciute testimonianze monumentali (fortificazioni di vario genere), si registra un po’ ovunque la presenza di edifici “al servizio della comunità”: dighe, opere di canalizzazione ed edifici termali; mulini ad acqua, cisterne e ghiacciaie pubbliche, magazzini e granai, ma anche biblioteche, ospedali, lazzaretti; infine le inusuali torri dei piccioni diffuse in tutto il mondo mediorientale.

Generalità

Vi è un legame molto stretto tra la presenza di “grandi aree fluviali o lacustri che favoriscono il deposito delle argille” e il consolidarsi di una tradizione costruttiva in crudo. Ne sono un eloquente esempio tutta l’area Mesopotamica del bacino del Tigri e dell’Eufrate, l’immensa area attraversata dal Nilo in Medio Oriente; in India tutta la valle dell’Indo e le aree attraversate da Fiume Giallo e Fiume Azzurro; in Nord-America tutto il bacino del Colorado, mentre al Sud tutta l’immensa rete di fiumi del Perù e della Bolivia.
Anche in Italia, l’accoppiata fiume-costruzioni in terra è ampiamente rappresentata: tutta la piana del Po, con i suoi innumerevoli affluenti, è stata teatro nei secoli di costruzioni in terra; le Marche e l’Abruzzo con presenza di case di terra soprattutto nelle aree sub-costiere fortemente modellate dai numerosi fiumi che si diramano dagli Appennini; in Lucania la presenza delle costruzioni in terra è legata al bacino del fiume Agri e del Sinni; in Sardegna dove l’area maggiormente interessata dalle costruzioni in crudo si identifica con tutta la valle del Tirso.
Da un punto di vista della morfologia del terreno, pianure, altipiani, zone depresse, zone costiere, zone montagnose con altitudini anche molto elevate (vedasi la catena himalayana o la cordigliera delle Ande, con costruzioni in terra anche a 4000 m s.l.m.) sono interessate da realizzazioni in crudo. Aggiungendo, poi, che a esse corrispondono differenti condizioni climatiche, appare chiara, da un lato, l’impossibilità di codificare le caratteristiche precipue di un’area adatta alle costruzioni in terra, dall’altro di accettare la consolidata convinzione che queste costruzioni si siano sviluppate in aree a clima arido con limitate precipitazioni annue.

La tipologia di terra

La terra da utilizzarsi quale materiale da costruzione nella realizzazione di edifici solidi e durevoli deve indiscutibilmente presentare determinate caratteristiche fisiche e chimiche dalle quali dipende naturalmente anche la tecnica costruttiva impiegata.
Non tutte le terre, così come si trovano in natura, possono essere idonee al medesimo scopo, ma da ognuna di esse è possibile ottenere materiale da costruzione di buona qualità, attraverso particolari accorgimenti nella definizione dell’impasto, tradizionalmente sviluppatisi e ormai codificati nella pratica corrente. In ogni caso, la “materia prima” deve essere prelevata dall’orizzonte più superficiale (circa 30÷40 cm di profondità), per la necessità di evitare quella parte di terreno ricca in sostanze organiche putrescibili spesso in grado di inficiarne, nel tempo, le caratteristiche meccaniche. Lo strato in questione, è caratterizzato dalla presenza, in proporzioni differenti, di ghiaia, sabbia, limo e argilla; quest’ultima, e più in generale le frazioni fini, sono instabili, sensibili alle variazioni di umidità, e se il contenuto d’acqua aumenta notevolmente si presentano in forma dispersa, del tutto privi di coesione. Difatti la terra è l’unico materiale da costruzione che posto a contatto con una determinata quantità d’acqua perde completamente di consistenza. Un ruolo fondamentale nella determinazione della bontà di un terreno è svolto in primis dall’argilla, in relazione sia alla qualità che alla quantità della stessa; in secondo luogo, dal contenuto d’acqua che, deve garantire all’impasto le necessarie caratteristiche di plasticità (per facilitarne la lavorabilità e modellazione), e contemporaneamente, un elevato grado di coesione impedendo ai granuli di separarsi e mantenere inalterato lo stato di aggregazione del materiale. Infine, il materiale da costruzione che si ottiene è fortemente influenzato dalla cosiddetta selezione granulometrica: la capacità del mastro di terra di proporzionare i vari componenti in riferimento alla dimensione dei granelli determinando il giusto rapporto frazione fina e frazione grossa; l’obiettivo è sempre quello di raggiungere il maggior livello di coesione-densificazione possibile per l’impasto di cui si dispone, al fine di massimizzarne le prestazioni meccaniche, salvaguardando, al contempo, il necessario livello di lavorabilità.

Le tecniche

Le tecniche più usate per realizzare costruzioni in terra possono distinguersi in tre grandi gruppi:

  1. quelle che utilizzano la terra per ottenere elementi, cosiddetti, monolitici in opera, in grado di svolgere funzione portante; tra queste, il pisé (in inglese rammed earth), occupa certamente una posizione di rilievo;
  2. quelle che utilizzano la terra per ottenere elementi portanti di natura non monolitica (brickwork), attraverso la giustapposizione di blocchi di varia forma e dimensione realizzati fuori opera; tra queste quella conosciuta internazionalmente con il nome di adobe, manuale e/o meccanica, è certamente la più diffusa;
  3. quelle che utilizzano la terra quale materiale sussidiario (structure), di riempimento e/o tamponamento di una struttura principale portante precedentemente predisposta e realizzata generalmente in legno; tra queste la più conosciuta, anche per la sua indiscussa diffusione, è certamente il torchis, utilizzato anch’esso sin dall’antichità.

Bibliografia

AA. VV., Terra: incipit vita nova. L’architettura di terra cruda dalle origini al presente’, in Gilbert A. e Mattone R. (a cura), Atti del Seminario, Torino 16-17 aprile 1997, Politecnico di Torino, Torino, 1998; Bertagnin M., Architetture di terra in Italia, Tipologie, tecnologie e culture costruttive, Edicom EDIZIONI, Monfalcone (GO), 1999; Cointeraux F., Cahiers de l’Ecole d’Architecture Rurale, Parigi, 1791; AA.VV., Construire en Terre, 2a ed., CRATerre, Parigi, 1983; Galdieri E., Le meraviglie dell’architettura in terra cruda, Laterza, Bari, 1982; Guillaud H., Houben H., Earth Construction, a comprehensive guide, CRATerre-EAG, Intermediate Technology Publications, 1994; Houben H., Guillaud H., Traité de construction en terre, Editions Parenthèses, Marseille, 1989.

 

Cagliari, Quartu Sant'Elena, palazzi su due livelli, realizzati in mattoni crudi - ladiri, caratterizzano tutto il centro storico (2006).

Cagliari, Quartu Sant’Elena, palazzi su due livelli, realizzati in mattoni crudi – ladiri, caratterizzano tutto il centro storico (2006).

 

 

 

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