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Centro commerciale

Bluewater Aereal Jpg | Centro Commerciale (avan. D.) | Progettazione architettonica

Sommario: 1. Definizione – Etimologia2. Generalità3. Sviluppo tipologicoBibliografia

1. Definizione – Etimologia

Struttura per attività commerciali collocate in uno spazio omogeneo a gestione unitaria in genere articolato secondo tre diverse tipologie in funzione dei diversi aspetti organizzativi e dimensionali:

  1. contenitore unitario;
  2. complesso articolato in padiglioni distinti;
  3. complesso articolato di grandi dimensioni con caratteristiche multifunzionali.

Il carattere del centro commerciale è indicato dall’etimologia dei termini che lo indicano: “centro”, dal lat. centrum, elemento, semplice o complesso, capace di polarizzare intorno a sé una certa somma di attività e di interessi comuni a una collettività di persone, e “commerciale” da commercio, lat. commercium (mercanzia da merx), attività economica basata sullo scambio di beni naturali o industriali tra produttori e consumatori, in genere attraverso l’intermediazione di venditori e negozianti.

2. Generalità

Il centro commerciale o shopping center ha origine negli Stati Uniti negli anni ’20 (Country Club Plaza di J. C. Nichols a Kansas City) e il suo sviluppo si deve soprattutto all’avvento dell’automobile e all’introduzione del frigorifero nelle case americane. La vera diffusione dello shopping mall, si ha negli anni ’50, sempre negli Stati Uniti, a seguito dell’emanazione del Federal Highway Act che determina la costruzione di nuove autostrade per collegare le principali città del Paese. Questa circostanza ha permesso di localizzare i centri commerciali in aree a basso costo, collegate con le zone suburbane, poste in prossimità degli svincoli e dotate di ampi spazi per la realizzazione di parcheggi. Questi requisiti costituiscono gli elementi pregiudiziali legati al funzionamento di un centro commerciale I quartieri suburbani sono generalmente privi di luoghi sociali di aggregazione tali da sviluppare un senso di appartenenza e di identità degli abitanti. Questa assenza viene compensata dalla presenza del centro commerciale che diventa un centro riconosciuto del tempo libero: shopping, passeggio, gioco e sport.

I centri commerciali, costituiti da un ipermercato affiancato da singole unità di vendita, determinano un luogo pedonale protetto e sicuro dove trascorrere il tempo libero. In origine i centri commerciali sono formati da un unico contenitore anonimo il cui appeal rimanda essenzialmente alla organizzazione degli spazi interni. I primi centri commerciali che seguano un canone estetico sono quelli progettati da Victor Gruen come il Southdale Center a Edina (Minneapolis) e il Northland Center a Detroit, entrambi del 1956. In questi complessi viene posta particolare attenzione alla luce, sia artificiale che naturale, e agli aspetti psicologici indotti sui visitatori. Le invenzioni chiave che determinano il successo dei centri commerciali sono l’aria condizionata che rende gradevole la fruizione degli spazi, la scala mobile e l’ascensore che permettono lo sviluppo in verticale di queste attività non più relegate all’affaccio sulla strada.

Successivamente i centri commerciali tendono a diventare i luoghi dell’immaginario collettivo, reinterpretando le forme del mercato tradizionale, come il “Bonashopping” a Rio de Janeiro, quelle dei boulevards parigini come il “West Edmonton Mall” a Edmonton in Canada oppure rievocando gli spazi collettivi di San Gimignano in Toscana, come il “Borgata”, uno shopping mall in Arizona.

Una recente tipologia di centri commerciali riguarda, invece, la realizzazione di vere città del loisir. Gli shopping mall iniziano ad occupare superfici sempre più ampie di territorio concentrando in un unico luogo diverse attività, come il “Mall of America” a Bloomington (Minnesota) di 300.000 metri quadrati circa coperti, articolati in 4 grandi magazzini, 400 negozi, 50 ristoranti, 14 cinema, 8 night club, 3 alberghi, 1 centro congressi, una scuola, una chiesa. Integrano queste attività un campo da golf, le montagne russe e il “Lego Imagination Center” costituito da 30 costruzioni giganti tra cui un dinosauro alto più di 6 metri e realizzato con mattoncini Lego.

Parallelamente alla crescita dei centri commerciali nelle zone extraurbane si sviluppa, negli anni ’70, un fenomeno di competizione tra centro urbano e periferia. Si realizzano shopping mall anche all’interno delle zone centrali, si insediano in edifici preesistenti trasformandoli, come la Sturegallerian nel centro di Stoccolma: un insieme di edifici della fine dell’800, distrutti nel 1985 da un incendio, che vengono trasformati in un centro commerciale dotato di ristoranti, bar e negozi di lusso.

I centri commerciali assumono sempre più un aspetto di “città nella città” e la loro progettazione viene affidata spesso ad architetti affermati, come il “Le Fonti” di Aldo Rossi a Città di Castello, il “Vulcano Buono” di Renzo Piano a Nola (Napoli), il “The Allen Lambert Galleria” di Santiago Calatrava a Toronto. Rem Koolhaas nel saggio “Junkspace”, critica sia lo spazio urbano della contemporaneità, definendolo come “spazio spazzatura” ovvero quello non progettato e riempito di megastrutture, sia quello architettonico pensandolo come “prodotto dell’incontro tra la scala mobile e l’aria condizionata”. Nel libro “Harvard Design Guide of Shopping” sottolinea quanto ogni elemento, dalla chiesa alla stazione ferroviaria, venga trasformato in modo da assecondare i meccanismi dello shopping: “Lo shopping è l’ultima forma praticabile di attività pubblica. Attraverso una batteria di forme predatorie sempre più numerose, lo shopping è capace di colonizzare e persino rimpiazzare, quasi tutti gli aspetti della vita urbana” (H. Foster, Design & Crime, Milano 2003, p. 51).

3. Sviluppo tipologico

L’attività commerciale storicamente si è sempre attestata in luoghi specifici e adatti allo scambio caratterizzati dalla quantità delle attività e dall’affluenza dei visitatori/acquirenti. I mercati erano collocati generalmente al di fuori dell’abitato, lungo le mura e in prossimità delle porte di accesso alla città. Il centro commerciale ha come riferimento più antico il suq o il bazar della cultura islamica, luogo che con le sue strette strade coperte raggruppa e collega botteghe e laboratori di un intero quartiere. I riferimenti più recenti riguardano i grandi magazzini di fine ’800 che si diffusero rapidamente in tutto il mondo per una borghesia in ascesa; tra i più famosi sono annoverati Harrods a Londra, Les Galeries Lafayette a Parigi e i Magazzini GUM a Mosca, e i passages couverts della Parigi ottocentesca, luoghi privilegiati del flâneur. “Recente invenzione del lusso industriale, questi passages sono corridoi ricoperti di vetro e dalle pareti rivestite di marmo, che attraversano interi caseggiati (…). Sui due lati di questi corridoi, che ricevono luce dall’alto, si succedono i più eleganti negozi, sicché un passage del genere è una città, un mondo in miniatura nel quale chi ha voglia di fare acquisti può trovare tutto ciò di cui ha bisogno” (W. Benjamin, I «passages» di Parigi, vol. I, Torino, 2002, p. 41). L’organizzazione del centro commerciale è finalizzata a favorire il consumo. Victor Gruen evidenzia questo impulso all’acquisto, definito infatti “sindrome di Gruen”, specificando che l’assetto distributivo deve “rafforzare sia il labirintico perdersi, sia il provvisorio ritrovarsi”. Il centro commerciale è l’espressione di un nuovo sublime urbano, dove perdersi nei rinnovati spazi piranesiani della contemporaneità.

Esempi

Cinecittàdue, Roma, 1988; Mall of America, Minnesota, 1992; I Gigli, Campi Bisenzio, Firenze, 1997; La Grande Mela, Verona, 1998; Bluewater, Londra, 1999; Porta di Roma, Roma, 2005; Parco Leonardo, Roma, 2005.

Bibliografia

Cantalini S., Mondaini G.Luoghi comuni, Roma, 2002; Codeluppi V., Lo spettacolo della merce. I luoghi del consumo dai passages a Disney World, Milano, 2001; Vaudetti M. (a cura), Edilizia per il commercio, Torino, 2007.

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