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Durata

Dal lat. durare. Il termine, in architettura, sta a indicare la dimensione temporale relativa al mantenimento in vita di un’opera (per il restauro anche durabilità). L’espressione del quanto dura, riferito a un’opera architettonica considerata quale manufatto dotato di senso proprio esistenziale, corrisponde alla misura temporale della sua relazione con la vita delle cose. Può anzi sostenersi che l’esistenza di un’opera venga meno quando cessi il senso stesso del suo connettersi al mondo esterno, vivo in quanto abitato.

Il concetto di durata si rapporta quindi alle diverse fasi dell’opera: dall’origine, coincidente con l’ideazione del progetto, alla fase inaugurale dell’individuale intreccio di relazioni mondane ed ai suoi successivi sviluppi che, inevitabilmente, si renderanno progressivamente autonomi rispetto alle finalità del progetto e alle stesse attese del progettista/progettisti. A seguire, nella successione delle varie fasi temporali della sua esistenza, l’opera si caratterizzerà quale soggetto e, insieme, oggetto delle azioni trasformative dovute alle mutazioni del contesto abitativo, urbano e territoriale, che la interesseranno. La durata che ne conseguirà definirà la misura della resistenza al tempo della sua individuale figura architettonica nel quadro di una cultura urbana e collettiva dell’abitare.

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