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Corinzio, ordine

Epidauro, capitello corinzio proveniente dal Tholos (Atene, Museo archeologico nazionale).
Epidauro, capitello corinzio proveniente dal Tholos (Atene, Museo archeologico nazionale).

Definizione e carattere

La definizione del termine quale ordine architettonico risale alla trattatistica rinascimentale poiché lo stesso Vitruvio (IV, 1, 1-2) non ne illustra le regole proporzionali nel dettaglio come per gli altri due ordini, ma registra il fatto che su una colonna con capitello corinzio la trabeazione poteva essere tanto dorica che ionica.

Carattere distintivo dell’ordine è dunque il capitello il quale, con prospetti uguali sui quattro lati, si compone di un corpo principale (kàlathos) di forma troncoconica rovescia e dal profilo a cavetto, sormontato da un abaco pure profilato a cavetto. Per Vitruvio (IV, 1, 11), l’altezza dell’insieme deve essere pari al diametro inferiore del fusto, per cui la colonna corinzia risulta più slanciata di quella ionica. Alla base del kàlathos si dispongono due girali sfalsati di otto foglie di acanto da cui si dipartono i caulicoli, dai quali hanno a loro volta origine coppie di elici centrali e di volute angolari. Sopra le elici, vi è un elemento decorativo, una palmetta o più spesso un fiore. Questa descrizione si attaglia al tipo cosiddetto “normale”, mentre un tipo detto “libero”, più antico, è caratterizzato da elici e volute indipendenti e quindi dall’assenza dei caulicoli (Epidauro, Tholos, ordine interno).

Origine e sviluppo

L’area di formazione è il Peloponneso, dove nel V sec. a C. sono già presenti capitelli votivi, con abaco parallelepipedo, in cui ad elici e volute angolari si sostituisce un motivo a doppia esse (Olimpia, Elis). Al modello di questi primi esemplari verrà aggiunto il motivo decorativo della foglia d’acanto legata a racemi vegetali, elaborato alla fine del V sec. a.C. in Attica. Dalla fusione di tali elementi nasce il capitello corinzio che, introdotto per la prima volta in architettura alla fine del V sec. a.C. nella cella del tempio di Apollo a Bassai, nel corso del IV secolo viene impiegato sempre negli ordini interni (Tegea, tempio di Athena Alea, capitello attribuito a Scopas di Paros che introduce per la prima volta i caulicoli) o in monumenti di ridotte dimensioni (Atene, Monumento di Lisicrate). A partire dal III secolo, comincia invece ad essere utilizzato in prospetti esterni di più ampio respiro (Samotracia, propileo di Tolemeo II, fronte ovest), mentre il primo tempio periptero corinzio è l’Olympieion di Atene (prima metà II sec. a.C.).

Nelle colonie greche occidentali, dalla fine del IV sec. a.C. e forse su influsso alessandrino, verrà elaborato un particolare tipo dalle proporzioni pesanti e dalla vistosa decorazione vegetale, che si diffonderà a partire dalla Sicilia nel mondo italico, specie in area tarantina e campana, a volte con figure umane al posto del fiore d’abaco (Poseidonia, tempio dorico-corinzio). Tali varianti locali saranno soppiantate in età augustea dal tipo “normale” il quale, spesso in combinazione con una trabeazione ionica con cornice modiglionata (Roma, tempio di Marte Ultore), diverrà l’ordine più rappresentato in età imperiale, preferito agli altri per il maggiore impatto decorativo.

Bibliografia

Hellmann M.CH., L’architecture grecque, I, Paris, 2006, pp. 169-176; Gros P., L’architecture romaine. II. Maisons, palais, villas et tombeaux, Paris 2001, pp. 470-499.

 

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