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Fluosilicati

Sali dell’acido fluosilicico, principalmente di zinco e magnesio, usati per il consolidamento di pietre deteriorate.

Le prime notizie risalgono al 1861 ma l’uso diffuso nel restauro architettonico è legato al brevetto Kessler (1883). I fluosilicati si decompongono in acqua formando silice amorfa che può colmare fessure molto sottili agendo così da consolidante. I prodotti secondari della reazione sono: acido fluoridrico che può sciogliere croste silicee su pietre arenarie e fluoruri di zinco o magnesio che hanno un’azione biocida su alghe e licheni.

Considerati inizialmente il prodotto ideale per il trattamento della pietra, i fluosilicati sono stati poi abbandonati per problemi provocati dall’insufficiente penetrazione della soluzione consolidante. In Italia l’uso è continuato fino a circa il 1970. Da ricordare i trattamenti effettuati da Piero Sanpaolesi su monumenti in marmo o arenaria con tecniche (impacchi, aspirazione) mirate a migliorare la penetrazione delle soluzioni.

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